Visualizzazione post con etichetta ex ragazze. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ex ragazze. Mostra tutti i post

23 novembre 2010

Parlare di calcio con una donna è il nuovo modo per dare titoli accattivanti ai post


Come detto di recente, ogni volta che a Controcampo danno la parola alla soccervelina io ho gli incubi, mi si ripresentano davanti agli occhi le scene di tragedia e angoscia vissute nel corso di tutta un'adolescenza ed anni successivi, quando ho permesso a delle femmine, per il solo fatto che andavamo a letto insieme, di vedere una partita con me.

Scene come queste, per capirci:

RAGAZZA#1: - Ma perché ha annullato il goal..?
SCIUSCIA: - Perché era fuorigioco.
R.#1: - Ah...
[2 minuti e 30 secondi dopo]
R.#1:- ...ok, ma perché l'ha annullato..?
S.: - Perché era fallo di mano. Fallo di mano. Tranquilla, è tutto a posto, ci sono qua io, vieni, abbracciami, è tutto finito ora.

 ---
 
R.#2: - Ma Milito è in campo?
S.: - Sì. Era nella formazione titolare. Sarebbe bastato leggerla a inizio gara.
R.#2: - Ma non lo nominano mai.
S.: - ...
R.#2: - Sicuro che è in campo?
S.: - Sì, sono sicuro. Eccolo là, sta correndo all'altezza del lunotto di centrocampo.
R.#2: - Ma tu riconosci i giocatori da così lontano?!
S.: - ...sì.
R.#2: - Comunque sta giocando malissimo!
S.: - ...perché..?
R.#2:- Perché se non lo nominano mai vuol dire che non tocca mai il pallone!
S.: - ...come hai detto che ti chiami? Vabbe', comunque VAFFANCULO.

--- 

[Dopo che l'Inter aveva appena subito un goal nel derby contro il Milan]
R.#3: - ...chi ha fatto goal..?
S.: - Ronaldinho, cazzo, quello stronzo dentone clown di merda di Ronaldinho.
R.#3: - Ma Ronaldinho non era del Barcellona?
S.: - Sì, ma dopo l'ha preso il Milan.
R.#3: - Ma a me pareva...
S.: - MA CRISTO DI DIO, CAZZO DI TROIA CHE NON SEI ALTRO, RIESCI A CAPIRE CHE SE VEDI SCRITTO "RONALDINHO" SULLA SCHIENA DI UN NEGRO CON LA FACCIA DA EBETE CHE PORTA LA MAGLIA DEL MILAN, VUOL DIRE CHE RONALDINHO GIOCA COL MILAN? PUOI ACCETTARE IL CONCETTO CHE DIFFICILMENTE RONALDINHO POTREBBE AVER SEGNATO IN INTER-MILAN SE GIOCASSE NEL BARCELLONA? CI RIESCI, LURIDA PUTTANA?!

--- 

R.#4: - Ma secondo te...
S.: - No. Crepa, baldracca [estrae lo shotgun da sotto il divano]
*BLAM!*
[pezzi di cranio e cervello spappolato ovunque - uno schifo che non vi dico]

---
 
[I nomi dei giocatori sono stati attualizzati per venire incontro a chi è nato dopo il 1990. E alle donne.]




Certo, Salma Hayek è una gran gnocca.
Ma anche lei non capisce un cazzo di calcio.




16 luglio 2010

Le ex di Sciuscia: Francesca


Cari letterofobi, nel post di oggi torna la fortunata rubrica "Le ex di Sciuscia", nella quale parliamo di giovani donzelle che hanno avuto l'onore di intrattenere relazioni sentimentali col famoso blogger coprolalico (Sciuscia, è di lui che stiamo parlando).

Ok, ok, so già cosa state pensando: "Ma che cazzo significa coprolalico?!". Ma non  preoccupatevi, perché per seguire col massimo del profitto questo appuntamento periodico quando cazzo mi pare di Satira Sciusciesca non dovete fare altro che rispettare queste semplici regole:

1) Se siete la mia ragazza mia moglie, ricordate che questi post sono completamente inventati E NON LEGGETE LA RIGA SOTTO.
2) Se non lo siete, dimenticate quanto letto sopra e sappiate che è tutto vero.


-----



Conobbi Francesca mentre mi stavo scopando sua sorella. Eravamo lì, intenti in quello che solo ad occhi inesperti sarebbe potuto sembrare un rapporto insoddisfacente per la lei della coppia, quand'ecco che senza bussare, senza rispetto, senza reggiseno, entra in camera una brunetta dall'aspetto dolce e furbetto al contempo, un misto di Micaela Ramazzotti e quell'attrice fica di "Mio fratello è figlio unico", più un quarto di Triple Sec.

"Chi è quella versione con più tette e meno rischiosa a livello di avvisi di garanzia per pedofilia di te?", chiesi alla sorella dopo che Francesca, cambiatasi le mutandine da "Hello Kitty" in "Welcome", fu uscita dalla stanza.
"Non lo so" mi rispose "credo sia la sorella della tua ragazza".
Il tempo di realizzare di essere in effetti a letto con la migliore amica della sorella di Francesca, di giurare a me stesso di smetterla di bere una bottiglia di Cointreau prima di ogni appuntamento come Grande Regola di Vita, ed ero fuori dalla stanza a cercare la Venere che aveva turbato, se non i miei sogni, quantomeno il mio controllo sull'eiaculazione precoce. Sparita. Urgeva un'indagine.

Per abbastanza Beck's spillate male ti dicono di tutto, al circolo ARCI del paesello; venni a sapere che Francesca era una grande fan dei Modena City Ramblers, e di certo per nulla al mondo si sarebbe persa il loro concerto, la domenica successiva, in piazza. Non avevo che da andare là e cercare di riconoscerla tra duecento persone - così mi disse l'attaccapanni della sala per la briscola. Forse devo smetterla di offrire da bere a me, quando chiedo informazioni.

La scelta era ardua: valeva la pena sopportare un concerto di Cisco e soci solo per aggiungere una tacca alla mia pistola? No di certo, la tacca avrei potuto aggiungerla anche senza andare al concerto, mi sarebbe bastato un coltello da cucina. Ma se volevo trombarmi Francesca, non c'era che sorbirsi l'ennesima versione live di "Bella Ciao".

Così eccomi là, in mezzo a un cumulo di zecche comuniste vestite variopintamente, a scrutare in giro alla ricerca della mia preda. Davanti a me: nulla. Dietro di me: nulla. A destra: nulla. Sinistra: nulla. Avevo sbagliato piazza? Impossibile, gli sproloqui antiberlusconiani provenienti dal palco davano ragione al mio GPS interno. Provo ad abbassare lo sguardo: Francesca era sotto di me, seduta a gambe incrociate, intenta a passarsi una canna con un giovinastro dai capelli unti, lunghi, rastafariani e unti.

Con la consumata abilità da fumatore di sostanze leggere acquisita in tanti anni di illusioni sinistroidi, cercai di attaccare discorso contestando al pischello la fattura della sigaretta di erba che succhiava con l'avidità di una pornoattrice a fine carriera. Dopo un rapido scambio di battute blandamente aggressive, tutto terminò con un "Tranquillo fratello", la canna passata al sottoscritto e l'offerta di una birra. Come li conosco bene.

"Ci sto", dissi al giovine punkabbestia, "ma offro io." "Però", aggiunsi, "non so ove si trovi il chiosco della birraccia che vendono a quattro euro al bicchiere di plastica a questi concerti. Se la tua amica mi può accompagnare, tu puoi restartene tranquillamente qui, non vorrei mai che facessero 'Contessa' mentre sei lontano."
"Non è una mia amica, è la mia ragazza", specificò l'ammasso di piercing facciali lignei "quindi trattamela bene, eh fratelllo?", aggiunse con un faccione sorridente da pace universale tra i popoli, ignaro delle due decorazioni aggiuntive che presto gli avrei regalato per la sua fronte.

Con la scusa che lì non avevano la Beck's spillata male, convinsi Francesca a recarci al circolo ARCI del paesello. Prendendo la strada sbagliata che si snoda sulle colline e finisce senza uscita in una radura appartata lontano da occhi indiscreti, volle aggiungere lei.

Così, il giorno dopo, sulla Terra c'era un fricchettone in più a riflettere sul concetto di "libero amore", ed alla mia pistola s'era aggiunta un'altra tacca. Oltre al fatto che ero andato a letto con Francesca, ovviamente.

La nostra storia partì subito in quarta: ci vedevamo ogni giorno, facevamo l'amore ogni sera, ascoltavamo Guccini tutta la notte, lei dormiva tutta la mattina mentre io crollavo per il sonno in ufficio con le parole de "La Locomotiva" in testa.

La vita con Francesca era frenetica, non ci si annoiava mai: un giorno ad un concerto della Bandabardò, un altro al centro sociale a vedere un film di Nanni Moretti, un altro ancora ad una manifestazione contro la guerra in Afghanistan. Cavolo, mai trovata una ragazza che conoscesse così tante scuse per rollarsi una canna.

Quello che ammiravo in lei era il suo coraggio sociale: l'agiata condizione in cui era nata (il padre chirurgo massone e la madre amministratrice delegata di società in pasta col Ministero dei lavori pubblici) non le aveva impedito di sviluppare un pensiero indipendente che abbracciava i valori storici della sinistra. Ok, a parte non lavorare e a parte essere mantenuta dai suoi genitori nel suo stile di vita no-global e controcorrente.

Ma il vero motivo per il quale mi ero innamorato perdutamente, inutile negarlo, era il suo aspetto. Con quei capelli di media lunghezza, lisci e sistemati in ciocche apparentemente casuali e spettinate da mollette e lacciuoli coi colori della Giamaica, quegli occhi scuri teneri ed ingenui, il nasino alla francese, il seno piccolo, il trucco appena accennato eppure fuori dagli schemi - seppure dentro gli schemi dell'alternativo, i ciondoli coi simboli "CCCP" ed "Anarchy", i braccialetti etnici africani made in Taiwan, i jeans strappati a vita bassa per non mettere  maschilisticamente in risalto le forme femminili che però le mettevano in risalto eccome, le magliettine casual variopinte, le unghie dalle mille tonalità, i tatuaggi di Che Guevara e Marx nei punti esposti e quelli sexy nei punti nascosti - o era il contrario?

Girando assieme a Francesca vissi emozionanti esperienze. Incontrai Francesco Caruso che mi fece fumare la sua erba coltivata nel bagno di Montecitorio, conobbi Vittorio Agnoletto ed assieme fummo manganellati in ricordo di Carlo Giuliani, litigai con Fausto Bertinotti sull'opportunità di usare più o meno erre moscia per dare un tono di cultura ad un comizio.

Ricordo che spesso discutevamo per via delle sue convinzioni politiche. Lei credeva in un puro ideale, nel riscatto di tutte le masse, al compromesso borghese e alla pace sociale opponeva la lotta di classe; io, dal canto mio, volevo andare in locali dove avessero una scelta di birra abbastanza ampia.

La verità è che Francesca era una delusa storica dalla sinistra. Aveva sempre creduto nella giustizia sociale, aveva portato avanti ideologie che la storia stava seppellendo con il coraggio di chi sbandiera le proprie idee contro ogni evento contrario, ed altre locuzioni di dubbio senso. 
Ricordo che a volte era vagamente incoerente. Quando insisteva per mangiare al Mac Donald perché le piaceva, per esempio. O quando acquistava scarpe prodotte dai bambini cinesi perché quell'anno nel mondo della sinistra alternativa andavano di moda quelle. O quando diceva che piuttosto che votare per una sinistra moscia preriva astenersi, "che se vince Berlusconi sarà una lezione per questi centristi del cazzo".

Ma anche le più cocenti sconfitte politiche non bastarono mai a farla desistere dal trascinarmi ad iniziative, tavole rotonde, marce della pace, cineforum con successiva discussione costruttiva, mercatini dell'equo e solidale ed Arezzo Wave.
E fu proprio durante la famosa kermesse truccata di musica indipendente che si consumò la fine della nostra storia. Evento scatenante fu la mia decisione di intraprendere acquisti di stupefacenti all'interno del famigerato campeggio. Mentre giravamo tra le tende alla ricerca di funghi allucinogeni che non fossero quelli che si comprano alla Standa, vide lui, e fu amore a prima vista. Del resto, come resistergli? Lui squattrinato e strafatto spacciatore di fumo pakistano, io misero impiegato. Lui vestito di maglietta di Bob Marley logora e calzoni di lino colorati, io insignificante nei miei jeans e T-shirt degli Iron Maiden. Lui sporco come una chiavica, io pulito.

Un colpo di fulmine, così lo descrisse lei. Boh, a me era sembrato più un pompino nei cessi chimici del campeggio.


Saranno stati i funghi della Standa.



Io e Francesca (e parecchi comunisti)
durante uno dei nostri sabati pomeriggio usuali  



-----


Caro lettore, in questo post sono nascoste due cacce al tesoro, una per ritardati, l'altra da professionisti. Riesci a scovarle?!

Offerto da
Satira Sciusciesca, il primo blog di umorismo metodista che non si limita a farti ridere con battute fiacche, ma stimola il tuo intelletto. Un po' come quella cacata di Brain Training, insomma, ma con più gnocca.




23 aprile 2010

Le ex di Sciuscia: Titti


Cari leccaculo, parte da oggi una nuova rubrica: "Le ex di Sciuscia", nella quale parleremo di giovani donzelle che hanno avuto l'onore di intrattenere relazioni sentimentali col famoso blogger coprolalico (Sciuscia, è di lui che stiamo parlando).

Ok, ok, so già cosa state pensando: "Ma che cazzo significa coprolalico?!". Ma non  preoccupatevi, perché per seguire col massimo del profitto questo nuovo appuntamento periodico quando cazzo mi pare di Satira Sciusciesca non dovete fare altro che seguire queste semplici regole:

1) Se siete la mia ragazza, ricordate che questi post sono completamente inventati E NON LEGGETE LA RIGA SOTTO.
2) Se non siete la mia ragazza, dimenticate quanto letto sopra e sappiate che è tutto vero.


-----


Conobbi Titti al circolo ARCI del paesello, all'età di sedici anni. I suoi.

Ero appena entrato e sentii subito che commentava con le sue amichette: "E questo chi è..?". Forse, per il mio proverbiale fascino magnetico. Forse, per il mio solito abbigliamento sobriamente elegante. Forse, perché io al circolo ARCI non ci vado mai.

Mi diressi al bancone con l'intento di ordinare una tipica Beck's spillata male, quando lei mi si affiancò chiedendo se avessi avuto una sigaretta.

"Non credo che una ragazza della tua età dovrebbe fumare.", le risposi.
"Ed io non credo che un ragazzo della tua età dovrebbe immaginare di succhiare le mie tette come stai facendo da quando sei entrato."

Così, dodici minuti dopo, ero in camera sua per una lezione di educazione sessuale circa i preliminari orali. Me la cavai bene, disse, aveva avuto studenti peggiori.
Ci saremmo spinti anche oltre, dopo il sesso anale intendo, ma sua madre dalla sala da pranzo la chiamò a cena.

Titti. Diminutivo di cosa, non l'ho mai voluto sapere: mi piaceva così, "Titti", mi ricordava l'amante di Tognazzi in "Amici Miei", e mi piaceva immaginarmi nel ruolo del mitico Conte Lello Mascetti. Certo, senza Supercazzola bitumata con lo scappellamento a destra tipo antani e con degli amici mille volte più cazzoni.

Ricordo che amavo tutto di lei: il profumo della sua pelle, la spontaneità del suo sorriso, lo sconto minori di cui godeva quando andavamo al cinema.

Eravamo incredibilmente uniti, sicuramente anche grazie al senso di opposizione giovanile a suo padre, che contrastava in tutti i modi la nostra relazione. Per esempio, ricordo ancora quando gli dissi che ci saremmo recati in un club di scambisti e lui, mentre uscivamo di casa, continuava pedante a raccomandare a Titti di non tornare troppo tardi.

Quando compì diciotto anni fece il colpo di testa di scappare di casa. Così, senza nessun motivo, "per vedere che fanno i miei", diceva lei. E ovviamente toccò a me mantenerla, che già faticavo a tirare avanti con la falsa pensione da cieco di papà. Per trovare i soldi necessari alla nostra convivenza, accettai i lavori più infimi e degradanti: fattorino, bracciante, minatore, direttore de "Il Giornale".

Tra noi finì male, malissimo. Andammo in crisi dopo che decisi di farla abortire quando restò accidentalmente incinta. Di suo cugino.

L'ultimo ricordo bello che ho di noi  è la sua maturità. Una festa all'americana, con consegna del diploma all'aperto; c'erano tutti quei padri che accompagnavano le loro figlie, e che mi invidiavano perché io potevo scoparmi la neodiplomata senza che fosse incesto. 



Questa è Titti.
O meglio, è così che sarebbe, se fosse Katie Fey.