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06 febbraio 2012

Engineering is NOT the way - #6


Primo anno, primo semestre. Lezione di Analisi Matematica.

DOCENTE:
- Per continuare col nostro esempio, mi serve di scegliere un qualunque numero che sia compreso tra 1 e 2. Ditemene uno..?
PLATEA:
- ...
DOCENTE:
- Avanti, un numero tra uno e due. E' tanto difficile?!
STUDENTE*:
- Un mezzo.



*il tizio in questione era da me e dal Mengro soprannominato, già da tempo, "Il Cozzolo"






E ora vai di gnocca:

(i più nerd tra voi dovrebbero conoscere Tricia Helfer
per aver recitato in Battlestar Galactica)
 





02 gennaio 2012

Aziende di merda #1 / La Mercedes-Benz per gli amici solo Mercedes


Buongiorno e buon anno, affezionatissimi leccaculo.

Con l'inizio di questa nuova trecentosessantacinquina (che poi realtà saranno 366, visto che il 2012 è anno bisesto => anno funesto), Satira Sciusciesca vi propone una nuova rubrica dall'indubbia utilità sociale, ossia "Aziende di merda".

No, non sto parlando della falegnameria in nero che gestite sotto casa durante i giorni di vacanza dal vostro lavoro di idraulico, ma di una utilissima guida tramite la quale, avvalendomi delle mie personali esperienze sul campo, potrò mettere in guardia voi cittadini utenti dalla mille truffe che spietate multinazionali potrebbero perpetrare ai vostri danni.
Roba che "Mi manda Raitre" mi può fare al volo una sega a due mani a tripla velocità, capito Santoro?!

La prima azienda che prendiamo in considerazione è un'insospettabile marchio dal nome rinomato, dalla lunga storia e garantito dalla proverbiale affidabilità teutonica: trattasi della celeberrima Mercedes-Benz.

"I tedeschi le auto le hanno inventate": questo, per decenni, è stato il motto di automobilisti e meccanici, estasiati nel constatare come le vettura di germanica fattura resistessero indefesse al passare degli anni, scevre di difetti di fabbrica e vizi occulti.
Ma quelli erano gli anni '50, coglioni.

Col passare del tempo, il crucco ha capito che non aveva senso spendere di più per produrre specchietti indistruttibili o gruppi faro composti da oltre trenta pezzi singolarmente ordinabili: era molto più conveniente la filosofia Ford-FIAT-tuttiglialtri, ossia produrre merda su ruote che dopo cento chilometri scricchiola anche da ferma, e che se ti capita di perdere una vite del portatarga sei costretto a ricomprare l'intero vano motore, perché "la sola vita non la producono più".

Così, in un crescendo di implementazione di pezzi in plastica, di raggruppamento di ricambi e di usurabilità delle parti meccaniche, siamo giunti ai giorni nostri, per la precisione al giorno in cui la Signora Sciuscia, all'epoca ancora semplicemente la Mia Lauretta, si gloria dell'acquisto di una fiammante Mercedes Classe B.

"La cosa più bella che ha" si gasava allora la mia dolce metà "è il tetto Panorama lamellare, una ficata, si apre facendo scorrere una lamella sopra l'altra!"

Ricordo che all'epoca, nella mia testa già irrimediabilmente corrotta dall'ingegneria, si formò una certa dubbiosità circa un meccanismo di tale complessità e delicatezza montato su un prodotto - automobile - che per sua natura vive il 90% della sua durata esposto a urti, forte vento, sbalzi di temperatura, pioggia, grandine, neve, gelo e ghiaccio.

"Ma, al diavolo" pensai, anche se non con questa locuzione da film "se lo ha fatto la Mercedes, non sarà mica di pasta frolla."

E in effetti, era fatto direttamente in cartone macerato.

Passano infatti gli anni necessari a far decadere la garanzia, ed ecco che una bella mattina si sente un "CRACK" al tentativo di aprire il bellissimo tetto Panorama lamellare. Meccanismo bloccato, non si apre e non si chiude, morto, KAPUTT.

La diagnosi del meccanico di fiducia non lascia scampo: è partito per sempre uno dei perni che consente lo scorrimento delle lamelle per l'apertura del tetto. Mi mostra il pezzo incriminato, e, cosa vedo?
E' di plastica.

DI PLASTICA.

DI PLASTICA CAZZO.

Da qualche parte in Germania c'è un criminale matricolato, un rifugiato nazista dell'ingegneria, uno spirito abietto che ha pensato di fare un pezzo sottoposto a torsione e a cicli termici che vanno dai +38° estivi ai -10° invernali... di plastica.

OVVIAMENTE non si può ordinare il singolo pezzo.

OVVIAMENTE l'ordine minimo è L'INTERO TETTUCCIO NUOVO CAZZO, SI E' ROTTO UN PERNO DI MERDA IN PLASTICA E IO DEVO RICOMPRARE TUTTO IL TETTUCCIO CRISTO, MI PARE OVVIO, NON FA UNA PIEGA, FANNO 1.000 EURO TONDI TONDI PORCA TROIA.

OVVIAMENTE  la manodopera per montare un tetto di quel tipo è altamente qualificata, perché basta sbagliare di un mezzo millimetro e il tetto non si apre più, e costa quindi carissima.

E OVVIAMENTE ho augurato tumori gravissimi all'intero organigramma Mercedes-Benz.


Quindi, lettore che ancora confidi scioccamente nella tedesca affidabilità, stai in guardia! Noi ti abbiamo avvertito!



Lo vedi questo? E' un MIRINO. Serve a puntare IL TUO CULO.











14 novembre 2011

Engineering is NOT the way - #5



L'immagine è correlata col post,
ma questo non toglie che sia una serie di merda




Si dà il caso che a Casa Bocci, antica residenza dei Pezzenti perugini, si prendesse il caffè nei bicchierini di plastica, che le tazzine non c'erano.

Come tutti sanno, il caffè nei bicchierini di plastica non si fredda e ti ustiona lingua e palato per la durata di un girone di Champions, ergo venne brevettata un'ingegnerata™.

In pratica, i bicchierini di plastica venivano immersi in una vaschetta piena di cubetti di ghiaccio per ottenere il raffreddamento voluto.

Geniale, certo, ma la cosa era un po' scomoda, essendo difficoltoso posizionare cinque bicchierini in una vaschetta piena di irregolari e spigolosi cubetti di duro ghiaccio.


Al che, Sciuscia propose una genialissima evoluzione dell'ingegnerata™: immergere i bicchieri in una soluzione acquosa ad altissimo contenuto di sale, che poteva essere lasciata in frigorifero a raffredarsi almeno fino ai -4° centigradi senza congelarsi, vista la proprietà colligativa dell'abbassamento crioscopico di una soluzione di acqua e sale.


Ma qualcuno senza cuore, a quel punto sentenziò:

"Ma non facciamo prima a mettere semplicemente i bicchierini in frigorifero per cinque minuti..?"








17 ottobre 2011

Engineering is NOT the way - #4



Lezione di Scienza delle Costruzioni, io ed il Mengro. Alla cattedra, l'assistente-schiavo sta tenendo una lezione di Geometria delle Masse al posto del docente.


ASSISTENTE:
- ...e vediamo come il momento d'inerzia di un qualsiasi rettangolo rispetto ad un asse baricentrico sia pari a base per altezza al cubo su dodici, che poi è la formula notissima che tutti sempre ricordano. Che tra l'altro, l'altra sera ero a cena col Professore, e si diceva di come tutti ricordino sempre la formula del momento d'inerzia baricentrico e quasi nessuno ricordi mai quella per il momento d'inerzia su di un lembo, che in fondo è molto simile. Buffo, no?
MENGRO:
- Bravo, a cena parliamo di momenti d'inerzia, non parliamo di fica.






E ora gnocca decontestualizzata







19 aprile 2011

Vedere un cowboy finto che prende al lazo un vitellino assonnato aiuta a digerire venti grammi scarsi di carne


Giacomino chiama e dice che insomma ci sarebbero le Cantine Nardi che hanno organizzato una giornata di trekking delle vigne e degustazione enogastronomica in quel della loro tenuta dalle parti di Montalcino.
Fingo di non aver sentito la parte sul trekking e prenoto per quanti siamo.

Il titolo evocativo dell'iniziativa è "B&B". Bed & Breakfast? Belli & Bravi? Banda Bassotti? No, Bistecca & Brunello. Comincio subito ad interrogarmi sulle turbe mentali che possano portare un uomo ad accostare del Brunello di Montalcino ad una bistecca,  ma poi mi ricordo del livello medio dei miei lettori e così lascio perdere considerazioni enologiche troppo raffinate.

A partecipare siamo io, la mia Lauretta, il Cava, il Valcio, ovviamente Giacomino con la Ele al seguito, ed altra gente che però non è pezzente.

Arriviamo con calcolato ritardo in modo da saltare il trekking e passare direttamente alla visita alle cantine, che però, visto il divieto di stappare le botti ed attaccarsi alla cannella (dove andremo a finire?), risulta un po' noiosa. Decidiamo così di dedicarci alla vituperata attività fisica di passeggio per le vigne, ma da soli, che io gruppi organizzati e guide non li posso soffrire.

Durante il percorso, non mancano occasioni di blasfemia gratuita:



Rientriamo al casale giusto in tempo per l'ora di pranzo, quindi vai di antipasti con l'angosciante dubbio di aver saltato gli aperitivi. Ci arriva un piatto tutto sommato onesto di affettati ed altra roba, accompagnato da un qualche vino che NON è Brunello, ma mi dico che il Brunello arriverà dopo. Il cameriere, comunque, mi dice che c'è un limite di due bottiglie a tavolo, ed è il primo FAIL della giornata: meno male che Giacomino imbosca un vuoto sotto al tavolo, così possiamo scroccare un terzo passaggio della bevanda.

Arriva poi il primo, delle specie di pappardelle ai porcini, non eccelse, ma nemmeno avvelenate, anche queste accompagnate da massimo due bottiglie, stavolto di Rosso (il Brunello arriverà dopo, continuo a dirmi).

Ma è ormai ora del grande momento, fa la sua entrata trionfale la bistecca! Ove con "bistecca", ovviamente, intendo DUE strisce DUE di tagliata, accompagnate mi pare da una quantità infinitesimale di insalatina.

E, nemmeno il tempo di far palesare il secondo, enorme FAIL della giornata, che il terzo mi arriva in fronte con tutta la sua violenza: entra infatti in scena l'altro protagonista della giornate, lui, messere Brunello di Montalcino... peccato che in questo caso il limite sia abbassato ad  UNA cazzo dico UNA bottiglia per tavolo. Ah, forse non vi avevo detto, finora, che i tavoli erano da OTTO dico OTTO persone.

 Andateci piano, col Brunello,
che quella bottiglia ha da bastare per tutta la sala,
mica lo regalano eh!

 
Ma la fiera del FAIL non finisce qui. No, perché, per qualche imprecisato motivo, lo chef della giornata ci annuncia che ci verrà servita un seconda portata. Rialimento le mie speranze, ma è un tragico error, perché mi vedo arrivare non dico cazzo uno, ma MEZZO cazzo dico MEZZO hamburger di chianina macinata, cotto al sangue e servito dentro mezzo panino da fast food, il tutto ovviamente privo di qualunque condimento che possa mascherare in parte la zingaraggine della situazione.

E' troppo, abbandono il desco disgustato (dopo aver mangiato in tre secondi i sedici grammi complessivi di roba), facendo però in tempo a passare a ritirare il dolce, un gelato dal gusto e consistenza orridi, che mi costa comunque dieci minuti di coda.

Per digerire la montagna di carne ingurgitata, ci rechiamo alla zona del maneggio, dove si tiene un'esibizione di ranch roaping, leggi acchiappare la mandria col lazo. Un cowboy debosciato sta tirando stancamente e per niente cinematograficamente un cappio precario attorno alle gambe di un vitello appena nato di venti chili con evidenti problemi di narcolessia e/o uso di droga. Mancandolo varie volte.

Dichiaro che è il mio limite massimo di sopportazione, e che voglio tornare a casa mia e andare a letto alle cinque del pomeriggio, ma gli altri pretendono di concludere con la degustazione di sigaro e rum anch'essa da programma, così allunghiamo di quel po', poi via davvero.



RESOCONTO DELLA SCAMPAGNATA
Titolo dell'evento: "Bistecca & Brunello"
Bistecca divorata: 0,00 ettogrammi
Brunello tracannato: mezzo bicchiere scarso
Pateticità riscontrata: tra "alta" e "ommadonna datevi fuoco", con picco di "usando il napalm" nel momento del mezzo hamburger




Nella foto, tre cazzoni che pensavano
di andare a pasteggiare a Brunello con 25 euro.
Sveglia, eh.

15 aprile 2011

Engineering is NOT the way - #3


Lezione di Architettura Tecnica, io e il Mengro. Alla cattedra, il docente intento a spiegare le tipologie di vetrate con protezione del sole.

DOCENTE:
- ...e abbiamo visto quindi come i vetri polarizzati siano un'ottima soluzione, sebbene molto dispendiosa. Un'alternativa possono essere i retini oscuranti, ossia delle pellicole adesive opache, che sono da applicarsi sui due lati della vetrata in modo da...
MENGRO:
- Bello schifo, sì!
DOCENTE:
- Be', in effetti non è che siano bellissimi.







Trivia Sciuscia! - sezione bonus
L'immagine seguente potrebbe sembrare riferita alla polarizzazione delle lastre di vetro, ma in realtà la coinvolge solo marginalmente. A cosa è relativa in realtà? Indovina e vinci 500 euro, oppure no.

 

21 febbraio 2011

Engineering is NOT the way - #2


 


E si era all'appartamento di Montegrillo, e si era io, il Cava, Giacomino, il Mengro e Collega_di_studi, uno che non è pezzente.
Il Mengro, di là in cucina, preparava il té per tutti, così, perché quel pomeriggio eravamo ghèi.

MENGRO:
- Ma no, cazzo, ma vaffanculo!
SCIUSCIA:
- Ch'è successo, Mengro?!
CAVA:
- Ch'hai fatto, Mengro?!
GIACOMINO:
- E 'mò che c'è?!
MENGRO:
- S'è rotto un'altro bicchiere mentro ci versavo il té! Certo che sono fatti proprio con la merda, cazzo!
COLLEGA_DI_STUDI:
- Mah, il problema sai che dev'essere la lavastoviglie. Come spiegava l'altro giorno il professore di Chimica Applicata, certi detersivi possono lasciare residui chimici che attaccano la struttura non cristallina del vetro e la indeboliscono...
GIACOMINO:
- ...o forse, il té è troppo caldo e li spacca.



20 dicembre 2010

Engineering is NOT the way - #1




E insomma niente, eravamo io, Giacomino e il Cava, a casa del Cava, in uno di quei giorni di natale come questi, che quando nevica, poi ci rimani bloccato, a casa del Cava, non scendi più.
E si decantava la bellezza del paesaggio innevato, e la pace, e la quiete, e questi discorso profondi e malinconici.

GIACOMINO:
- Certo che è bello come tutto è in silenzio, quando ha nevicato...
SCIUSCIA:
- Eh sì.
CAVA:
- Mmh.
GIACOMINO:
- Che poi pensavo... è così silenzioso... perché la neve, in fondo... a livello fisico si comporta come un pannello fonoassorbente poroso.
SCIUSCIA:
- ...o forse, è che quando nevica non c'è traffico in giro.





05 novembre 2010

La festa a tema dantesco in quel di una villa di campagna che la diritta via era smarrita


Canto I - Nel mezzo del cammin di nostra vita
La Marty arriva e dice che certi tizi che conosce lei stanno organizzando una festa in una villa di campagna fuori Sansepolcro. A parte il fatto che per definire "campagna" quella spianata di campi dopo Santa Fiora ce ne vuole di fantasia, a me questa cosa puzza lontano un miglio di stupida americanta da college movie. Esprimo alla parente stretta le mie perplessità e mi viene confermato che sì, è una stupida americanata da college movie. Però, attenzione, sul tema della Divina Commedia - infatti, questo mi torna in mente un istante prima di pigiare "pubblica post", il nome della festa era "Divina Notte", wow che fantasia efferverscente, già prevedo faville.

Canto II - Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore
Poco convinto, accetto di partecipare alla cosa, fuorviato dai seguenti elementi:
- ci saranno anche la Manu, il Lory, il Cava e il Lepo
- la quota di partecipazione è di soli 10 euro e dà accesso a bevute illimitate
- sarà consentito sfasciare la casa
anche se credo di essermi inventato una di queste tre cose per autoconvincermi.

Canto III - Chi è costui che sanza morte va per lo regno de la morta gente?
Così, espletata la formalità delle cena in famiglia, partiamo alla volta della fantomatica residenza periferica, che ovviamente, complice anche una nebbia densa come il mestruo di uno scimpanzè femmina adulto*, non si lascia trovare poi tanto facilmente. Chiediamo indicazioni alla gente che incontriamo in giro (una vecchia coll'Alzaimher, una gallina ed uno zombie), ma ci perdiamo solo ancora di più nella fitta bruma (che sarebbe la nebbia, per chi è capra). Alla fine, solo grazie all'intervento-bonus del Cava che conosceva già il posto, giungiamo a destinazone.

*non vi interessa sapere come lo so, no?

Canto IV - Caron dimonio, con occhi di bragia, loro accennando, tutte le raccoglie
Attraversata non senza perigli la distesta nebbiata che divide il luogo del nostro posteggio dalla villa, ci troviamo di fronte ad una sorta di usciere, però con l'apparenza di un teenager ubriaco, che tecnicamente dovrebbe ritirare l'invito costato dieci sudatissimi euri, in realtà fa entrare tutti e quindi vaffanculo cazzo, potevo scroccare ed invece ho pagato. E lo striscione scritto con la bomboletta spray ed appeso nel cortile interno della villa e che reca la scritta "Divina Notte", be', non migliora il mio cupo umore.

Canto V - Non ragioniam di lor, ma guarda e passa
Appena entrati, il livello adolescenziale della festa mi si palesa davanti in tutta la sua cruda costosità inutile di dieci euro. Branchi di ragazzetti allupati sbavano inconcludenti dietro le gonne non così lunghe di altrettante coetanee impegnate in atteggiamenti lascivi, ammicanti al lesbo ed in definitiva per nulla convincenti. Decidiamo seduta stante di scegliere una delle tre porte che ci troviamo davanti, in una sorte di gioco delle tre carte nel quale, proprio come nel gioco delle tre carte, non esiste la possibilità di vincere.

Canto VI - Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate
Prendiamo la porta a destra, e ci troviamo in una sala con musica vagamente anni '70-'80. Mi viene spiegato che questo è l'Inferno, mentre dietro le altre due porte ci sono sale con divesi generi musicali, che sarebbero il Purgatorio ed il Paradiso (ossia, quelle parti della Divina Commedia di cui nessuno conosce le citazioni). Rincuorato da questa bella notizia, chiedo di conoscere immantinente l'ubicazione del bar, poiché ho già capito che c'è poco da puntare sulla musica e tutto il divertimento va demandato all'alcol.

Canto VII - Voler ciò udire è bassa voglia
Mi spiegano dove recarmi, purtroppo lungo il tragitto devo affrontare obbligatoriamente il Paradiso, dove mettono musica che non conosco. Il deejay di questa sala è il padrone di casa, mi dice mia sorella. Ignoro l'informazione come giusto e proseguo nella mia spasmodica lotta contro i corpi delle anime prave ammassate in attesa della beatitudine, con l'unico scopo di giungere all'agognato bar.

Canto VIII - Amor ch'a nulla amato amar perdona
Purtroppo, a metà della strada verso l'anestetico alcolico, mi imbatto in una porticina sulla sinistra. Caccio un occhio dentro, e vedo che c'è una sala allestita con divanetti, cuscini, luci soffuse ed altri ammennicoli da bordello di Marrakesh*. Capisco che quella avrebbe dovuto essere, nell'intenzione degli organizzatori, la zona-trombata, o quantomeno la zona-ti_tasto_per_bene_prima_della_trombata, ma dentro ci sono solo due pischellette poco ubriache che ciarlano del nulla cosmico. Proseguo con la morte nel cuore.

*andateci

Canto IX - Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare
Arrivo finalmente all'agognato spazio-bevute, e subito si palesa l'orrore: un folla di storpi esseri umani rumorosi e claudicanti si frappone tra me a la birra. A fatica lotto per raggiungere le prime posizioni ed ottenere così il paventato beveraggio illimitato, ma ecco, quando finalmente giungo al cospetto delle bariste, mi si dice che posso avere al massimo due birre. Stupito, chiedo lumi, e mi si spiega che così è stato deciso dagli organizzatori, per evitare di trovarsi a corto di roba da bere: se voglio altri liquidi, devo rifare la fila. Piuttosto singolare, tutto ciò, per una festa con "bevute illimitate", ma mi adeguo alle severe regole, riuscendo comunque a sgraffignare una birra in più che passo dietro (Al Cava? Al Lory? Boh.)

Canto X - La bocca sollevò dal fiero pasto
Passiamo nell'ultima stanza, quella dul purgatorio, dove mettono una sorta di musica ambient o cazzate di questo genere, e dove trovo un conoscente che non è pezzente intento a provarci con una tizia che a quanto pare mi conosce (io ovviamente non so chi cazzo sia). Comincia a ciarlare girando intorno alla questione ovvia: vuole un po' della mia sudata birra, ma non vuole chiedermela. In uno slancio di generosità verso il mio amico gliela offro, perdendone il possesso per sempre. Puttana. (Spero almeno che gliel'abbia data)

Canto XI - Più che 'l dolor, poté 'l digiuno
Ad un certo punto, la svolta: arriva il Lepo dicendo che ha scovato, incassata in una parete vicino al camino nella stanza del "bar", una credenza che potrebbe contenere liquori. Subito forziamo, col favore del casino generale, la cassaforte presuntamente alcolica, e veniamo premiati. Oddio, premiati. C'è dentro una bottiglia di improbabile spumante calda, ed una roba che identifico in Martini Rosso di epoche altre. Ma c'è poco da fare gli schizzinosi, questo piccolo tesoro è la mia unica possibiità di tornare a casa non sobrio, ergo scoliamo tutto in religioso silenzio.

Canto XII - Io venni men così com'io morisse, e caddi come corpo morto cade
Verso le due, il sonno comincia a prendere il sopravvento, così mi abbandono alla lusinghe di un divanetto per concedermi il meritato riposo. Vengo risvegliato non so da chi, e mi ritrovo di nuovo nella sala Inferno a ballare roba tipo Maracaibo, o canzone carnevalesca equipollente. Decido che è ora di uscire a riveder le stelle.

Canto XIII - Colui che fece per viltade il gran rifiuto
Per la via dell'uscita, alcune anime dannate cercano invano di convicermi a restare un altro po', ma io col passo sicuro di un navigato Virgilio guido fuori da quella follia i miei seguaci. La nostra uscita di scena è così teatrale che meriterebbe di essere illustrata da Gustave Doré.



La valutazione finale della festa espressa in profili classici di Dante:





23 settembre 2010

Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno, soprattutto se rompe i coglioni quando accendi una sigaretta


Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana... Guerre Stellari.

Dite quello che volete, resta sempre un fico

Ad aprile scorso sulla Terra, invece, uscì questo articolo sul Corriere Della Sera.it, dove, come vedranno quelli con abbastanza facoltà cognitive da cliccare il link, si parla di intelligenza correlata al fumo. In breve, una ricerca dell'università di Tel Aviv condotta su un campione di 20.000 ragazzi aveva dato come risultato la tesi che le persone meno intelligenti sono quelle più propense ad iniziare a fumare.

Venni subito contattato da due dei più loschi figuri della blogosfera che conta (=quella che leggo io), vale a dire essere disgustoso* e Yossarian, che nell'ambito di una nostra discussione sull'odiosità di chi ti rompe il cazzo se fumi mi proposero di scrivere, un giorno o l'altro, non tanto un articolo a sei mani, ma tre distinti articoli ognuno con le due mani sue, però pubblicati dai nostri blog nello stesso giorno. Articoli che ovviamente avrebbero dovuto perculare a dovere la sciocca ricerca di quei coglioni di ebrei (avrei voluto usare un'altra espressione, ma ho pensato di cercare di tirare su un po' di flame).

Accettai di buon grado, convinto che nulla se ne sarebbe fatto, e di aver così schivato l'oliva.

 Invece, pochi giorni fa, una mail mi ricorda bruscamente degli impegni presi, e fissa il termine perentorio del 15 Settembre per l'adempimento. Così, con notevole ritardo, eccoci qua.

Sorge subito il primo problema non da poco: io non sono più un fumatore. Ho smesso quasi sette anni fa, quando ritirarono dal commercio le sigarette all'aroma di feto abortito tardivamente.

Forse, però, posso essere d'aiuto alla Scienza, oltre che con i miei esperimenti sui gemelli siamesi down, analizzando la storia dell'inizio della mia dipendenza dalle bionde.
E anche parlando di come cominciai a fumare, chiaro.

Correva l'anno 2002, la fine di Agosto per la precisione, ed io e il Lory eravamo stravaccati sulla scalinata dell'ingresso posteriore del circolo ARCI del paesello (esatto, proprio quello di cui si parla in queste storie), lamentandoci nell'ordine di:
- la noia di non avere un cazzo da fare
- le ragazze che non la danno
- la mancanza cronica di fumo che si verificava, come ogni anno, nel periodo immeditamente successivo alle vacanze. Potevi rimetterci l'orologio, con quelle "bruscie" estive: tornavi dal mare, e avevi da star sicuro che non avresti trovato l'ombra di un deca per almeno due settimane. Vai a capire l'economia.
- le ragazze che non la danno

Consci del fatto che l'eliminazione del penultimo punto di lamentela ci avrebbe immediatamente tolto dalla testa gli altri tre, ci concentrammo sul trovare un surrogato efficace ai magici prodotti delle lontane terre pakistane.

La prima idea che ci venne in mente attingeva alla nostre conoscenze botaniche rielaborandole in un'efficace applicazione pratica dal sicuro esito positivo. Ma onestamente, fumatela te, l'erba medica del campo lì davanti.

Passammo quindi ad esaminare combustibili più domestici e meno sperimentali.
Il té? No, ci avrebbe resi troppo nervosi, e a noi non serviva altro nervosismo, soprattutto dopo che la Juve s'era rubata l'ennesimo scudetto dell'era Moggi.
La camomilla? No, ci avrebbe resi troppo rilassati, che alla fine è l'effetto che cerchi dall'erba, quindi scartata, ci avrebbe ricordato dolorosamente il prodotto mancante.
La coca? No, ci avrebbe resi troppo poveri, e noi non volevamo essere poveri, i soldi ci servivano per i tornei di Virtua Tennis.
Il caffé? Su, siamo seri.

Poi, come sempre, quando sembra che tu abbia percorso infruottuosamente tutte le strade possibili, ecco che arriva un'idea di merda: perché non provare col tabacco?

"Tabacco?" esclamai io usando però un punto interrogativo "e che cazzo è?!"
"Quello che mischiamo con il fumo" mi spiegò il Lory.
"Ah, in pratica stai proponendo una canna senza fumo, dico bene?"
"Sì. Credo che si chiami... sigaretta, sì".
"Si... ga... retta" sillabai io con lo stato cerebrale di un babbuino colpito dall'intensità del proprio olezzo anale "sembra una cosa pericolosa."
"Non più di quello che ci siamo fumati quella volta a Caracas."
"Quella volta quale?"
"Quella che non è mai successa."
"Ah, ok."

E fu così che cominciammo a fumare.

Cosa ho voluto dimostrare, quindi, con questa storia?
Che anche se sei una persona intelligente, così intelligente da fumare degli ottimi cannabinoidi d'importazione, il fumo ti fregherà lo stesso, perché nulla può sconfiggere le potenti multinazionali del tabacco, come ci ha insegnato "Thank you for smoking".
E che all'università di Tel Aviv non hanno un cazzo da fare, chiaro.


Se aspetti un bambino, ricorda:
fotografarti il pancione è una cosa di pessimo gusto.

20 settembre 2010

Capire l'ironia OVVERO La pezzentaggine ti colpisce sempre quando meno te lo aspetti



Antefatto
Domenica prossima, io, Lauretta, il Cava, il Valcio, Giacomino, la Ele ed altri due amici che non sono Pezzenti ci recheremo in quel di Montalcino per una zingarata eno-tabagifer-gastronomica all'insegna del trekking delle vigne e della degustazione di chianina, brunello e sigaro toscano.


Organizzazione via MSN della cosa col Cava

CAVA scrive:
Per domenica come si fa?

SCIUSCIA scrive:
Si fa che si mette la sveglia presto.
 
CAVA scrive:
Ok, poi mi posso riaddormentare?

SCIUSCIA scrive:
Sì, ma solo dopo esserti messo alla guida.
Sai guidare da addormentato?

CAVA scrive:
Certo.
CAVA scrive:
Anche perché che non prenderò la macchina

SCIUSCIA scrive:
Ah, vai con la macchina Giacomino-Ele-altri amici, quindi..? Così fai il quinto di due coppie, ottimo.

CAVA scrive:
Perché, tu non la prendi la macchina?
Il Valcio non la prende?

SCIUSCIA scrive:
...Io propongo di farla prendere al Valcio.

CAVA scrive:
Ah, fate voi, io non la piglio.

SCIUSCIA scrive:
Bravo, hai fatto la tua parte. Ora io convinco il Valcio a prendere la macchina, per fare la mia.

CAVA scrive:
Ok, ottimo lavoro di squadra.




Ed ora, anche se non c'entra nulla, per mantenere un'antica promessa fatta a Yossarian, un paio di foto di Cheryl Cole:



26 luglio 2010

La storia siamo noi

Una cosa che non ho mai rivelato su queste righe di codice, e che quindi pochi, tra cui Yoss, conoscono, è che sono appassionato di storia. E che dentro a questa passione, ne ho un'altra tutta particolare, che riguarda le strategie militari dei tempi passati, con una ovvia predilezione per le grandi battaglie che hanno deciso le sorti delle guerre e segnato il corso degli eventi umani in una o nell'altra direzione.

Per esempio, è il 14 Ottobre 1066, e ci troviamo nei pressi di Hastings, Sussex dell'Est, Inghilterra. E' mattina, e due eserciti sono schierati l'uno di fronte all'altro. Da un parte, le truppe di Re Aroldo II, sovrano degli Anglosassoni, che si prepara a difendere il suo trono minacciato dai Normanni; dall'altra, quelle di suo cugino Guglielmo II , Duca di Normandia, che dopo duecento anni di indipendenza formale del suo ducato ha deciso di non essere più legato in alcun modo alla Francia, e l'unico modo per farlo è conquistare le terre oltre la manica per divenirne il nuovo re, senza che il regno Francese possa vantare le pretese che invece potrebbe avere in caso di semplice annessione dell'Inghilterra alla Normandia.

Le forze in campo sono praticamente pari, tra settemila e ottomila soldati da ambo le parti.

Guglielmo, dopo essere sbarcato senza difficoltà pochi giorni prima approfittando della confusione creata da una delle scorrerie vichinghe usuali per l'epoca, ha posizionato i propri uomini su una pianura non distante dall'approdo.
Aroldo, che è reduce fresco da una battaglia per aver dovuto respingere un tentativo d'invasione*, ha reagito comunque prontamente ed è riuscito ad attestare in tempo il suo esercito su Senlac Hill, una collina che domina agevolmente la posizione dell'esercito normanno.

*il nemico erano gli stessi vichingi che avevano consentito a Guglielmo II il facile sbarco. Harald III di Norvegia tentò un'invasione dell'Inghilterra, ma, dopo una prima vittoria, venne sconfitto a Stamford Bridge proprio da Aroldo II.

Le forze sassoni sono formate soprattuto da fanteria pesante, quindi la tattica di Aroldo è di attendere il nemico arroccati sulla collina, protetti dalle pesanti armature e da un muro di scudi, in modo da difendersi dal tiro degli arcieri e soprattutto da evitare lo scontro in campo aperto, dove forze troppo pesantemente armate risulterebbero lente e vulnerabili contro la cavalleria, che forma il grosso dell'esercito nemico.
Lo schieramento è ripiegato sulle ali, per prendere in tempo eventuali sortite dietro le linee da parte dei cavalieri nobili di Gugliemo: nell'ipotesi di un successo nel mantenimento di questa formazione, la superiorità nel corpo a corpo dei fanti pesanti sassoni dovrebbe garantire ad Aroldo la vittoria, visto che anche un'eventuale carica di cavalleria andrebbe ad impantanarsi senza speranza nella selva delle sue prime linee, più che efficaci, per corazze ed armamenti, contro cavalieri fermi.

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Dal canto suo, Guglielmo sa bene che l'attacco di forza contro le linee avversarie sarebbe tanto suicida quanto inutile; schiera quindi le sue truppe su tre battaglioni, tutti disposti classicamente con la cavalleria nelle retrovie, pronta a caricare il nemico nel caso che si riuscisse a trascinarlo in campo aperto, ed inizia la battaglia mandando i suoi arcieri, armati di quello che diverrà famoso come longbow (l'arco lungo inglese) ai piedi della collina per bersagliare i sassoni sulla sommità.

La tattica, però, si rivela infruttuosa come previsto da Aroldo. Infatti, se lanciati a superare gli scudi con una parabola, i dardi finiscono lunghi , per causa della conformazione del terreno che rende quasi impossibile un tiro a cadere, dal quale comunque sarebbe facile ripararsi per via della sua lentezza. Quando invece i normanni tentano il tiro diretto, le loro frecce si infrangono puntualmente sugli scudi sassoni.

Guglielmo, quindi, se vuole cercare di vincere, è costretto a tentare l'assalto alle posizioni nemiche proprio nel modo che voleva evitare, ossia lanciando la fanteria e la cavalleria.
Ma queste ultime, giunte stremate in cima all'altura per via della distanza percorsa in salita, vengono ricacciate indietro, addirittura quasi solamente con l'ausilio degli scudi.

Fino a questo momento l'esito dello scontro è assolutamente fuori discussione: Aroldo ha indovinato tutto, schierando perfettamente le proprie unità in considerazione di quelli che erano il campo di battaglia e la tipologia delle forze avversarie.

Però, come spesso accade nei grandi momenti di svolta della Storia, sta per verificarsi un evento imprevisto.

Infatti, un gruppo di Sassoni, ricacciata indietro un'ondata di carica, decide di non mantenere la posizione come fatto fino a quel momento, ma di inseguire i nemici in rotta giù per la collina, fino alla pianura sottostante.

Perché questa mossa? Perché cambiare una strategia che si stava rivelando chiaramente vincente? Forse, quell'unità voleva conquistarsi una maggiore gloria sterminando tutti gli avversari. Forse, reduci da una vittoria contro un primo invasore straniero e sicuri vincitori anche della battaglia attuale, i Sassoni si erano fatti prendere da fervore trionfalistico tanto da convincersi di essere invincibili. Forse, fu il gesto instintivo di un singolo soldato che si lanciò all'inseguimento trascinando con sé i compagni nella foga e nell'eccitazione della battaglia. Forse, fu semplice e brutale brama di sangue, mancanza di pietà per un nemico già sconfitto ed inoffensivo.

Ma, andò come andò, fatto sta che il gruppo di Sassoni staccatosi dal battaglione si trova ora in campo aperto, sparpagliato, a ranghi rotti. I Normanni capiscono subito che il vantaggio del nemico non esiste più, e, tramutatisi instantaneamente da fuggiaschi in aggressori, sterminano senza difficoltà i lenti ed isolati fanti nemici.

Messo a conoscenza della cosa, Gugliemo elabora una strategia. Ordina ai suoi uomini di portare un'altra ondata di attacchi, ma stavolta ritirandosi quasi subito, fingendo paura e sconcerto per non riuscire a passare la difesa nemica.

Così, al successivo attacco, quando i Normanni cominciano ad indietreggiare, i Sassoni rompono le righe e si lanciano all'inseguimento, certi che oramai il nemico sia in rotta e pronti a finirlo alle spalle.

Ma, giunti nella piana, i cavalieri normanni fanno dietro-front, e caricano, con tutta la forza di cui una cavalleria in armatura e con staffe è capace, contro le scompaginate e larghe unità nemiche, massacrandole.

Nonostante tutto, però, ad Aroldo restano ancora la sua posizione privilegiata sulla cima della collina ed una notevole quantità di uomini, forse più di quattromila, rimasti a sua difesa.

Gugliemo chiama dunque di nuovo in causa i suoi reparti di arcieri, che ricominciano a tirare, coi loro archi lunghi, sulla postazione del nemico.

E qui, per la seconda volta, un evento imprevisto cambia la Storia.

Capita infatti che una freccia riesca ad inflitrarsi attraverso gli scudi, e vada a raggiungere Aroldo ad un occhio, uccidendolo. Il morale dei superstiti sassoni è ora completamente abbattuto, e ben presto tutti i reparti rimanenti si danno alla fuga; resistono fino alla fine solo i duemila fedelissimi Uscarli della guardia personale di Aroldo, che vengono massacrati dalla cavalleria.

Al tramonto, Senlac Hill è dei Normanni, ed è l'inizio del regno di Guglielmo, che verrà incoronato ufficialmente il giorno di Natale di quell'anno, divenendo da allora in poi Gugliemo I il Conquistatore.


E questa è la storia-Storia. La storia recente, invece, è che ti capita di trovarti sul volo Las Vegas - Salt Lake City in un caldo pomeriggio di Luglio, con poco da fare per ammazzare il tempo se non partecipare ad uno stupido gioco a quiz via touch screen del tuo seggiolino. E capita che tu sia in un forsennato testa a testa con l'odioso e sconosciuto Dan, passeggero del posto 6/D che non si vuole arrendere alla tua superiore cultura e si ostina a tenere il tuo passo in esattezza e velocità delle risposte.

Sapete, tornando a prima, quasi tutti gli storici concordano che il fattore decisivo della battaglia di Hastings fu la cavalleria, che prima eliminò il grosso dell'esercito nella piana e poi finì gli Uscarli in cima alla collina. Ma io non la penso così. Io penso che il merito fu degli archi lunghi, perché fu solo grazie alla loro gittata (e ad un tiro MOLTO fortunato, ok) che l'esercito nemico venne messo in rotta.

Così, quando capita che la domanda decisiva del quiz sia "Quale di questa storiche batttaglie vide decisivo l'uso dell'arco lungo inglese?", capita che tu risponda, affidandoti solo alla tua personale, insindacabile e come sempre giusta opinione, "Battaglia di Hastings". E capita che Dan del posto 6/D mangi la tua polvere.
Capita che oggi sia tu il re del volo Delta 4866 per Salt Lake City, ed ora puoi accendere il tuo iPod ed ascoltarti un po' di  (vecchi) Metallica con la coscienza a posto.