Visualizzazione post con etichetta letteratura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letteratura. Mostra tutti i post

24 ottobre 2012

Dieci indagini per l'Ispettore Smacchi (4) - Il comico che aveva smesso di ridere







Nella foto, l'Ispettore Smacchi
se fosse stato intrepretato da Clint Eastwood
e si fosse chiamato Ispettore Callaghan




(trovate le precedenti indagini dell'Ispettore cliccando qui)



---





"Mi stavo allacciando la fondina inguinale per recarmi in centrale, quand'ecco mia moglie sopraggiungere nella stanza con lo sguardo trasognato, il suo incedere elegante e sul candido gilet un papillon di seta bleu. Questa citazione bislacca di una celeberrima canzone, e la sua puzza di balena in decomposizione.

- Domani dobbiamo portare mamma dalla parrucchiera.

- Ma diocane, non può andarci da sola?! O solo con te?!

- No, non può, perché tu devi restare in macchina per non prendere la multa, visto che non c'è parcheggio.

- Ricordami perché ti ho sposata..?

- Perché sono ricca sfondata e tu eri sul lastrico dopo aver perso tutto ai combattimenti clandestini di criceti surgelati in Messico.

- Giusto. Be', allora ci vediamo stasera, io vado.

Arrivato in centrale, l'acquiescienza di Cordelli mi informò dell'ultimo, intricatissimo caso che ci era stato assegnato: Lelio Danielazzi, il noto comico televisivo, era stato trovato morto di uccisione nella sua camera d'albergo.

- A che punto sono le indagini, Crodelli? - chiesi mentre l'Autore commetteva un errore di battitura.

- Abbiamo fermato tre sospetti principali: il suo agente, Manlio Pizzocchero; la sua compagna, la showgirl Stefania Corsera; ed il cameriere dell'hotel, Antonio Scialìa.

- Qualche dichiarazione?

- Be', sono un po' insoddisfatto della qualità della mensa della centrale, per il resto non mi lamento.

- Intendevo dichiarazione dei sospettati, razza di criceto mal decongelato - lo apostrofai, forse influenzato dalla parole di mia moglie.

- Ah. Dunque... L'agente ha detto di aver sentito la vittima al telefono circa mezz'ora prima dell'ora presunta del decesso, e che sembrava tranquillo. La donna è stata con lui fino a due ore prima, lo hanno fatto tre volte, le prime due a pecora, poi alla terza lui non veniva mai perché lei era troppo dilatata, allora ha finito il lavoro di bocca, ma è stato come spremere il sangue dalle rape. Il ragazzo dell'albergo, invece, gli ha portato un whisky verso le undici e mezza, ricevendo una cospicua mancia.

- Cordelli, come sempre hai la stessa arguzia di un fermacarte in marmo stile neoclassico. Avanti, sbatti dentro il cameriere, è lui il colpevole."





COME HA FATTO IL GENIALE ISPETTORE SMACCHI A CAPIRE CHI ERA IL COLPEVOLE COSI' IN FRETTA?














SOLUZIONE
L'Ispettore ha intelligentemente ragionato per esclusione: siccome l'agente e la showgirl sono due personaggi importanti, e che quindi non possono finire in galera, ha giustamente incolpato quel morto di fame del cameriere, che tanto di lui chi cazzo se ne frega, nientemeno dal cognome sembra pure terrone.







27 giugno 2012

Dieci indagini per l'Ispettore Smacchi (3) - Il caso della morte inspiegabile





(trovate le precedenti indagini dell'Ispettore cliccando qui)




---






"Tra  il sonno e la veglia, stavo riflettendo sulla complessità dell'universo e il culo di Irina Shayk, o su una sola di queste due cose, quand'ecco che vibrò il cercapersone del lavoro. Richiamai subito Cordelli in ufficio:

- Cordelli, non credi che sia incredibilmente anacronistico inserire un cercapersone in un racconto ambientato nel 2012?

- Credo che il racconto sia ambientato nel 1980, Ispettore.

- Be', in questo caso non dovremmo parlarci al cellulare.

- Infatti siamo al telefono fisso, Ispettore.

- Uhm, mi può bastare come spiegazione. Qual'è il caso di oggi?

- Forse dovrebbe vederlo coi suoi occhi, Ispettore: è una cosa davvero inspiegabile.

Così, dopo un paio di tequile per svegliarmi del tutto, eravamo sul luogo del delitto. La vittima dell'ennesimo omicidio della mia carriera giaceva davanti a me, morta. Proprio uccisa, ecco.

- Quale sarebbe la parte inspiegabile del caso, Cordelli? A me sembra la solita baldracca schiattata.

- Non è così semplice, Ispettore. Vede, la vittima era chiusa in casa, e non c'è segno di effrazione delle serrature. Inoltre, le telecamere di sorveglianza a circuito chiuso non hanno registrato nulla di spospetto. In più, sul corpo non ci sono segni di violenza, mentre le prime analisi mediche hanno escluso infarti, ictus, ed altre morti naturali che ci possano semplificare l'indagine.

- Cordelli, macaco oleoso, fa' silenzio, ho trovato! Presto, prendi il telefono, o il cellulare, o il cercapersone, o il cazzo che ti pare, e chiama Cristofantini alla centrale!"




QUAL E' STATA L'ILLUMINAZIONE DELL'ISPETTORE SMACCHI?

















SOLUZIONE
L'Ispettore ha capito di essere di fronte ad un caso davvero troppo complesso, così ha pensato bene di rifilare la patata bollente a quello stronzo di Cristofantini. Ben gli sta.













10 maggio 2012

Idea per il prossimo libro di Fabio Volo


(originariamente pubblicato su Bile)




PRIMA PARTE – PROLOGO
Fabio è un trentenne single con un lavoro che non gli piace e che ha trovato dopo aver fatto l’università (che non voleva fare ma l’ha fatta per accontentare suo padre), dove ha studiato in una facoltà che non gli piaceva, ma che sembrava più promettente per trovare lavoro. E sì che lui aveva sempre sognato di studiare [inserire_nome_facoltà_artistoide_senza_prospettiva], invece è andata a finire che ha pensato al futuro ed ha scelto [inserire_economia_e_commercio].
Fabio scopa ogni mese con una ragazza diversa, un mese è una punkabbestia tanto carina con cui rispolvera la sua passione “alternativa e controcorrente” per le canne, il mese dopo la commessa della COOP perché lui al supermercato sceglie sempre la cassa dove c’è una ragazza anche se è quella con più fila, il mese dopo ancora una donna in carriera che ha tempo solo per scopare e null’altro, però in compenso fanno delle gran scopate, così tanto grandi che quando Fabio ci ripensa mentre fa yoga gli si rizza l’uccello, e te lo descrive, e a te viene da vomitare.
Fabio però, nonostante tutto questo copulare, è infelice, e non sa perché, sente che gli manca qualcosa, sente d’averci i tumori al cervello, sente che la sua vita non si sta completando, che sta sprecando il suo tempo, che non sta facendo quello che vuole fare, e allora si perde nel racconto di quando da piccolo si faceva la pugnette e si sborrava sulla pancia e poi si puliva con le dita, e a te viene da vomitare.
- Frase cult à la Fabio Volo della prima parte: “A volte senti che sei solo, però non sei mai veramente  solo fino a che riesci a sentirti una scintilla”

SECONDA PARTE – SVOLTA
Fabio è stanco di come va la sua vita e decide di cambiare tutto, di fare una rivoluzione. Molla il suo lavoro che non gli piace e va a fare [inserire_lavoro_fico_ed_umile_con_retribuzione_che_renda_irrealistico_pensare_di
_poterci_vivere_da_solo_ in_un_appartamento_in_affitto_al_centro_di_Milano_come
_fa_Fabio].
Ora ha molto più tempo libero per pensare a lui stesso medesimo, e fanculo se col nuovo stipendio non può permettersi di comprare l’iPhone, o un nuovo forno a microonde, o il pane per la cena: non sono queste le cose che contano nella vita, ciò che conta è che lui ora si senta padrone del suo destino. Proprio come quando era piccolo e spensierato, spensierato come quando si faceva le seghe e si sborrava in mano e poi assaggiava per sapere che sapore aveva, e a te viene da vomitare.
Però, Fabio lo sa, c’è ancora qualcosa che gli manca: una persona vicino. Sì, perché Fabio si sente triste quando d’inverno non ha nessuno che stia con lui sotto il piumone a vedersi un film, ed allora divaga su come sia bello farsi le seghe da sopra i pantaloni e sborrarsi nei boxer, e a te viene da vomitare.
- Frase cult à la Fabio Volo della seconda parte: “Essere felici da soli è come essere a pesca senza un fumetto da leggere: è una cosa che ti prende lì, lì in quel posto che non sai di avere, ma c’è, è all’interno di te stesso”

TERZA PARTE – LA RAGAZZA CHE TI CAMBIA LA VITA
Fabio sta passeggiando per i cazzi suoi pensando a quanto è spensierata (ma sola) la sua vita, quand’ecco che [inserire_incontro_con_ragazza_in_maniera_scontata_e_vista_mille_volte] e si scambiano il numero.
Il giorno dopo Fabio non sa che fare, se chiamarla o no, lei è troppo speciale e si vede. Occhèi, in realtà è una troietta sui venticinque come tutte quelle descritte prima, però ora siamo nella terza parte del libro, quindi DEVE per forza essere quella giusta.
Alla fine Fabio (dopo una digressione sul masturbarsi con riviste porno sborrando su tutta la pagina ed appiccicando tutto irrimediabilmente e a te viene da vomitare) si decide e la chiama! E parlano tanto, parlano per quaranta minuti, e sembra che si conoscano da sempre, e Fabio supera il limite della 3 per le chiamate verso TIM e gli applicano la penale stronca-conto corrente, ma non gli importa, perché ha parlato con lei ed è felice.
Domani si vedranno, e Fabio è così contento che ci racconta di come da piccolo si toccava pensando alle ragazzine che gli piacevano e poi sborrava per sbaglio sulle tende di casa e poi sua madre se ne accorgeva e lui dava la colpa al cane, e a te viene da vomitare.
- Frase cult à la Fabio Volo della terza parte: Un giorno sei in giro con un caffè in mano e pensi che sia così, ma poi, sai cosa? Poi il mondo succede, e tu sei lì.”

QUARTA PARTE – HAPPY ENDING
Fabio e la ragazza, che si chiama Francesca, o al massimo Giulia ma proprio in casi estremi, si vedono, e va tutto storto, Fabio fa tutta una serie di figudimmerda, ed è convinto che ha rovinato tutto perché è sempre il solito cazzone, e vorrebbe ammazzarsi, anche se poi decide di raccontarci di quando da ragazzino cercava di toccarsi l’uccello coi piedi e finiva sempre che si sborrava sui calzini, e a te viene da vomitare.
Poi però, il giorno dopo, succede una cosa incredibile! Suonano alla porta, Fabio va ad aprire tutto insonnolito e con addosso solo la maglietta con scritto “Fumo solo se lo trovo”, e chi è alla porta?! E’ Francesca(Giulia) che è venuta a dirgli quanto è stata bene con lui ieri, che è da tanto che non stava così con un ragazzo, che non sa se lo ama, però potrebbe accadere che un giorno lo amerà, e allora per adesso vuole solo viverla, e vedere cosa succederà.
E Fabio, sì, dice che pure lui lo vuole, e capisce che in fondo la felicità è una cosa che non la puoi programmare, e a te viene da vomitare.

- Frase cult à la Fabio Volo della quarta parte: “Il cuore è come la sborra… non sai mai dove andrà a finire… però speri in un posto bello”.

03 maggio 2012

Dieci indagini per l'Ispettore Smacchi (2) - Il maniaco delle prostitute


Carissimi inferiori che di certo non avrete abbandonato questa pagine, scusate se ci ho messo più di un mese a tornare a scrivere, ma sapete com'è, ho avuto molto da fare: il nuovo semestre di Ing, il lavoro, investire in Tanzania i rimborsi elettorali della Lega Nord.


Ma ora sono tornato, e per premiare la vostra  pazienza vado subito a deliziarvi con la seconda puntata del nuovo personaggio di Satira Sciusciesca che è già diventato un grande classico, l'Ispettore Smacchi. Enjoy!



In questa immagine vediamo
come io abbia riciclato la foto dello scorso post
in un notevole attacco di pigrizia


----------------




"Stavo armeggiando con il tosaerba che non voleva saperne di funzionare, quando suonarono alla porta. Odio smettere a metà di farmi i peli dei polpacci, ma un ispettore di Polizia ha prima di tutto dei doveri, verso un panettiere così gentile da consegnare il pane a domicilio. Alla porta, però, non era il panettiere, ma suo fratello.

- Gino è malato, oggi, così lo sostituisco io.

- Va bene, Cordelli, ma che non ti distragga dal lavoro. Anzi, dimmi un po', come andiamo col caso del maniaco delle prostitute?

- Direi che il caso è risolto, Ispettore: quindici minuti fa hanno chiamato da un motel sulla statale, l'hanno beccato i ragazzi della stradale praticamente con le mani nel sacco.

- Va bene, lascia un chilo e mezzo e segna, andiamo.

Arrivati sul posto, trovammo la scena che oramai da mesi era rituale: una camera d'albergo di infima categoria con il cadavere di una squillo sul letto, tanto nuda quanto strangolata. Ma stavolta, accanto a lei, c'era anche il presunto assassino, ammanettato e guardato a vista dagli agenti della PolStrada.

- Va bene ragazzi, ora qui ce ne occupiamo noi - dissi a colleghi con un'occhiata d'intesa che venne subito scambiata subito per un'avance da Pinorli, la giovane recluta dall'ano chiacchierato.

- Secondo il rapporto, lei, Signor Rasapani, è stato trovato in questa camera in compagnia della vittima, in stato confusionale e con i pantaloni abbassati. C'è un valido motivo per il quale non dovrei sbatterla a marcire a San Vittore per direttissima, a parte quello di un'adeguata tangente?

- L'ho già detto mille volte, non c'entro nulla! - si lagnò il Rasapani agitando le braccia e rischiando di ferirmi al volto col suo Rolex d'importazione - Sì, lo ammetto, volevo accoppiarmi con la defunta! Sono uno lurido necrofilo, mi faccio schifo da solo..! Ma non l'ho uccisa io! Quando ho sentito, passando da fuori, i rumori tipici di uno strangolamento, mi sono detto che per una volta avrei potuto avere un cadavere giovane e caldo, invece delle solite vecchie dissotterrate nei cimiteri, così mi sono fatto coraggio e sono entrato dopo aver visto l'assassino scappare dalla finestra! Sono innocente, dovete credermi!

- Forse sto diventando rincitrullito, o forse devo smetterla di fare colazione col Cuba Libre, ma in effetti le credo. Agenti, liberate quest'uomo, non ha fatto nulla di male, se si esclude l'essere un lardoso pervertito."




COME HA FATTO L'ISPETTORE SMACCHI A DESUMERE L'INNOCENZA DEL RASAPANI?














SOLUZIONE
L'Ispettore, da vecchio e scafato puttaniere qual è, conosce bene il senso di frustrazione del cliente medio di una prostituta, costretto a sborsare una ingente percentuale del suo stipendio in cambio di scarne e svogliate prestazioni. Ha ipotizzato quindi che il maniaco agisse per pura mancanza di denaro, di conseguenza non poteva trattarsi di Rasapani, che col suo costoso orologio tradiva una situazione economica più che agiata. Quel pezzo di merda.









20 febbraio 2012

Dieci indagini per l'Ispettore Smacchi (1) - Il caso dello Zaffiro Diamantato


Egregi leccatori di culo che seguite queste pagine, con questo post inauguriamo una nuova effervescente rubrica di Satira Sciusciesca, "Dieci indagini per l'ispettore Smacchi", una serie di classiche avventura poliziesche a La Settimana Enigmistica, al termine di ognuna della quali dovrete aguzzare l'ingegno per carpire la soluzione dei vari delitti.
Se non ci riuscite, brutti mongoloidi, basterà scorrere a fondo pagina per leggerla.

In questa immagine di repertorio
possiamo vedere l'Ispettore Smacchi
mentre imita Peter Sellers vestito da Clouseau
vestito da Massimo Lopez


----------------


"La rasatura mattutina mi stava rilassando come da poco tempo capitava, quand'ecco che squillò il telefono.

- Cara, finisci da sola - dissi a mia moglie lasciandole il rasoio - che queste di certo sono grane.

Infatti, al telefono era Cordelli.

- Ispettore - esordì baritono - deve venire subito in centrale, c'è un caso spinoso. Oppure, se vuole, possiamo vederci al bar.

- Vada per il bar, Cordelli - gli risposi - però domani pensiamo al caso.

Così, la mattina dopo, eravamo a Villa Lobistorti per ascoltare il poprietario, il Conte Umberto Dante Degli Smagritti, circa quanto gli era accaduto due notti prima.

- Stavo dormendo come sempre...

- Come? - chiesi

- Ho detto: stavo dormendo come sempre...

- Sì, ma come?

- Stavo dormendo come sempre! E' sordo?!

- No, ma volevo sapere come stava dormendo.

- Ah, mi scusi. Come sempre, stavo dormendo come sempre.

- Benissimo, grazie. Vada pure avanti.

- ...quand'ecco che un rumore mi svegliò di soprassalto. Era il rumore di un vetro rotto, non mi sbaglio! Così, sono corso subito nella sala della biblioteca, dove custodisco il mio più prezioso monile, lo Zaffiro Diamantato.

- ...ed era sparito. - lo interruppe Cordelli con la sua solita presenza incompetente e gracile.

- No, era al suo posto.

- Cordelli, ricordami di darti un calcio in bocca ogni volta che ti vedo, d'ora in poi. Continui, Conte.

- Dell'effrattore non v'era traccia alcuna. Così, ora, il mio bellissimo vetro è rotto, e io non so a chi addebitare la fattura per la riparazione!

- Mi lasci dire che lei è davvero un taccagno di merda.

- Grazie, Ispettore.

- Cordelli, parlavo col Conte.

- Oh, scusi, visto che l'Autore non specifica bene chi sta parlando con chi, avevo pensato di poter ingannare i lettori.

- Conte, non tergiversiamo - ripresi - Lei ha cercato di fare il furbo, ma sa benissimo che è stato lei e nessun altro a rompere quel vetro! Ci dovrà seguire in centrale, temo."




COME HA FATTO L'ISPETTORE SMACCHI A CAPIRE CHE IL CONTE STAVA MENTENDO?






















SOLUZIONE
Smacchi non aveva chiaramente nessuna voglia di perdere tempo con un caso così idiota, soprattutto visto che dovrà risolverne altri nove nel corso di questa serie di post, così ha pensato bene di incolpare il Conte per chiudere in fretta la vicenda.



23 novembre 2011

Contribuisci anche tu a mandarmi fuori dai coglioni






Caro lettore,

per leggere il mio post di oggi, che parla della Spagna, ti chiedo solo di fare un piccolo sforzo ulteriore, ossia di leggerlo a questo indirizzo: http://www.vivereamadrid.it/2011/11/inspagna/, dopodiché, una volta letto, dovresti per cortesia muovere le cazzo di ditine e cliccare sul tastino "mi piace" in fondo.

Così facendo, mi aiuterai a vincere 50 euro in voli RyanAir che sarò ben lieto di sfruttare alla tua salute.

Devi tenere conto, caro lettore, che le mie ristrettezze economiche quest'anno mi hanno consentito solo cinque giorni a Londra, un fine settimana a Orvieto, quindici giorni in Portogallo e Spagna e un weekend in beauty farm, quindi, se non vuoi che il tuo blogger preferito Sciuscia debba sperimentare il grigiore di una vita senza mai un attimo di svago, vai e vota, manda e fai votare, pubblicizza, sponsorizza, diffondi, ribadisci.

E se non lo fai, che ti si sfaccia la casa, la malattia ti impedisca, i tuoi nati torcano il visto da te.





26 gennaio 2011

Idea per il prossimo libro di Fabio volo



PRIMA PARTE - PROLOGO

Fabio è un trentenne single con un lavoro che non gli piace e che ha trovato dopo aver fatto l'università (che non voleva fare ma l'ha fatta per accontentare suo padre), dove ha studiato in una facoltà che non gli piaceva, ma che sembrava più promettente per trovare lavoro. E sì che lui aveva sempre sognato di studiare [inserire_nome_facoltà_artistoide_senza_prospettiva], invece è andata a finire che ha pensato al futuro ed ha scelto [inserire_economia_e_commercio].

Fabio scopa ogni mese con una ragazza diversa, un mese è una punkabbestia tanto carina con cui rispolvera la sua passione "alternativa e controcorrente" per le canne, il mese dopo la commessa della COOP perché lui al supermercato sceglie sempre la cassa dove c'è una ragazza anche se è quella con più fila, il mese dopo ancora una donna in carriera che ha tempo solo per scopare e null'altro, però in compenso fanno delle gran scopate, così tanto grandi che quando Fabio ci ripensa mentre fa yoga gli si rizza l'uccello, e te lo descrive, e a te viene da vomitare.

Fabio però, nonostante tutto questo copulare, è infelice, e non sa perché, sente che gli manca qualcosa, sente d'averci i tumori al cervello, sente che la sua vita non si sta completando, che sta sprecando il suo tempo, che non sta facendo quello che vuole fare, e allora si perde nel racconto di quando da piccolo si faceva la pugnette e si sborrava sulla pancia e poi si puliva con le dita, e a te viene da vomitare.

- Frase cult à la Fabio Volo della prima parte: "A volte senti che sei solo, però non sei mai veramente solo fino a che riesci a sentirti una scintilla"








29 novembre 2010

Tradimento(?)


[ Avviso: segue un racconto serio. Che non c'è una risata. Ma proprio nemmeno nemmeno una che sia una. ]


Ero ricoverato in ospedale. A Venezia. Era l'ospedale più vicino, tra quelli attrezzati per curarmi. Non che avessi qualcosa di gravissimo. Era una cosa seria, certo, ma non una cosa da cui non si potesse guarire con un ragionevole margine di possibilità positiva.
Ma non è importante sapere cosa avessi, non è di questo che si parla.

Ero lì ormai da vari giorni, il decorso delle cure era nella norma. Nulla che inducesse a festeggiamenti con fuochi d'artificio, certo, ma comunque assenza di segnali preoccupanti.

E fu dopo qualche giorno (sette? otto?), appunto, che accadde.

Stavo rientrando nella mia camera a sera, verso le sette, dopo una sessione di cura. C'era penombra, il sole non entrava più dalla finestra già da qualche minuto.
Avevo tolto, poiché mi procurava fastidio, la garza adesiva che bloccava la cannula da flebo nel mio avambraccio e inavvertitamente, sistemando il cuscino, infilai la cannulla sotto la federa, sfilandomela così nel mio movimento maldestro.

Stavo per suonare il pulsante rosso e chiamare così qualcuno per rimediare all'accaduto, quando sentii una voce di donna alle mie spalle.
- Non preoccuparti, poi te la sistemo io - disse la voce.

Chi era? Quand'era entrata? Mi aveva seguito fino in camera? Non avevo sentito rumori. Del resto, c'è da dire che ero piuttosto stordito e confuso.
Di solito, quando sentiamo qualcuno parlarci da tergo, il primo istinto è di voltarci, non fosse altro per vedere con chi stiamo parlando.
Chissà perché io non lo feci.
Abbassai invece la testa, guardando contemporaneamente verso il basso ed all'indietro. Vidi un paio di Converse, da cui partivano due gambe non pallidissime, ma nemmeno abbronzate, nude. All'altezza del ginocchio, l'estrema alla quale il mio angolo visuale poteva arrivare, una gonna bianca bordata di verde acqua tradiva senza ombra di dubbio la professione della mia misteriosa interlocutrice.

- Sei un'infermiara - esordii con voce atona.
- Sì - mi rispose - ma sono qui da poco, e ancora non so fare tante cose. Però la cannula posso sistermartela. Per ora, mi fanno fare quello, e mettere a posto le camere, ritirare le cartelle. La tua, l'ho quasi sempre ritirata io finora.
- Non ti ho mai vista - le dissi col tono di chi si aspetta una spiegazione, e continuando, inspiegabilmente, e direi scortesemente, a rimanere girato, come se qualcosa dentro di me mi stesse dicendo che era giusto non voltarmi.
- Di solito, quando passo, i pazienti dormono - si spiegò lei - Tu, dormivi sempre - concluse sorridendo. Si percespisce, quando chi parla con noi sorride, sapete? Anche se non li si vede in volto. Per questo quelle presentazioni power point da sfigati che girano su internet e danno consigli su come affrontare gli altri, consigliano di sorriddere anche quando si parla al telefono.

Rimasi in silenzio, per un attimo, ma non uno di quegli attimi dei romanzi che durano tanto. Fu proprio un attimo-attimo. Passato quello, lei mi abbracciò da dietro.

Era un situazione assolutamente surreale, quella che stavo vivendo. In una camera di un'ospedale a cinquecento chilometri da casa, con la luce del giorno andata da diversi minuti e la stanza semibuia, abbracciato ad una sconosciuta infermiera di cui non vedevo il volto, con una sorta di voce dentro di me che mi diceva che non dovevo vederlo.

Mi cingeva contemporaneamente le braccia ed il torace, e sentivo il calore della sua guancia appoggiata contro la mia schiena.
- Mi dispiace tanto - disse con una voce ora bassa e dolce - Mi dispiace così tanto per la tua malattia...
- Non è così grave. Guarirò, sono sicuro - affermai col tono di chi rassicura gli altri, prima che sè stesso: una specie di strano altruismo, diciamo.
- Mi dispiace tanto lo stesso. Le malattie sono brutte, non dovrebbero esistere.
- ...ma quanti anni hai..? - chiesi, riconoscendo la giovinezza nella sua voce
- Ventitrè.
- Be', sono abbastanza meno di me... non è strano che una persona più piccola consoli una più grande..? Di solito, dovrebbe essere il contario.
- Non c'entra niente... mi dispiace per te, non è giusto che tu stia male... sei così bello..!

Come presi quel complimento, fu l'ennesima cosa strana di quella giornata incredibile. Non mi soprese: per qualche motivo, sapevo già di piacerle, in qualche modo era bastata la sua presenza nella camera a comunicarmelo; la immaginavo ora a guardarmi mentre dormivo quando veniva per ritirare la mia cartella.

Chiusi gli occhi, per continuare a non vederla, e mi girai verso di lei, liberandomi nel contempo dal suo abbraccio. Completando il mio movimento, sentii i capelli della sua fronte sfiorarmi le labbra, a riprova della sua statura di un po' inferiore alla mia.

Istintivamente, la presi per le spalle e l'attirai a me ancora più di quanto non lo fosse già, e protesi il mio volto verso il basso con una inequivocabile intenzione, che, intuii pur senza vedere, stava già muovendo anche le sue azioni.

Ci incontrammo un istante dopo, e fu un bacio dolce. Non troppo lungo, ma movimentato, non passionale e non profondo, ma deciso ed emozionato, sì.

Ci staccammo, sentii i suoi occhi su di me mentre i miei continuavo a tenerli chiusi.

- Come sei bello - disse.
- Grazie - risposi stavolta, con una specie di noncuranza che però non tradiva superbia, tuttaltro, semmai modestia.
- ...e tu, non vuoi guardarmi..? - mi chiese.

Abbassai ancora una volta la testa, aprii gli occhi. Di nuovo la visione delle sue Converse, delle sue gambe bianche, della sua gonna da infermiera.

Sempre più strano, in un momento di una tale unicità ed irrealtà, i miei pensieri mi scapparono e, invece che pensare ad un risposta da darle, o al da farsi, presero la tangente di quelle scarpe.
Perché non ci avevo riflettuto, poco prima, ma non era forse stranissimo che le lasciassero indossarle? Insomma, che io sappia, il personale ospedaliero deve usare quei bruttissimi zoccoli di plastica blu, no?

Ma tutto questo durò un attimo, il tempo di un pensiero.

- Come ti chiami? - le chiesi.
- Francesca.
- Allora dirò alla caposala di non mandare mai più nessuna infermiera di nome Francesca, qui da me.
- Ma perché? - mi chiese, con smarrimento e voce tremolante

Per un istante, un istante solo, la naturale curiosità ebbe la meglio sull'istinto che mi aveva dominato fino a quel momento, e socchiusi di pochissimo l'occhio destro. Feci in tempo a vedere indistintamente una ciocca di capelli bruni, lisci, ed un occhio di un marrone scurissimo, praticamente nero, che puntava verso il mio volto. Ma tornai immediatamente al mio stato di cecità volontaria.

- Perché io non voglio vederti - dissi a quel punto -  Per questo non aprirò gli occhi. Io non posso vederti.
- ...ma perché..?
Ed allora le parole mi vennero, spontaee, istintive, come era stato tutto quell'assurdo momento, e non sembravano dette sul momento, sembrava che fossero un discorso scritto e ricorretto più volte fino a trovare la forma ideale.
- Perchè io amo un'altra persona - iniziai -  E lei mi ama. Ma io ti ho appena baciata. E non so perché l'ho fatto. Ma è stato un momento incredibile, quello che c'è stato stasera in questa stanza. Ho sentito un'empatia enorme con te, eppure non ci conosciamo, ma... non ha voluto dire nulla, siamo stati lo stesso attratti da qualcosa di indescrivibile. Ma io sono di un'altra. Però... se non ti vedo, se non conosco la tua faccia... potrò ancora pensare di non essere stato attratto da te, da un'altra donna che non è la mia, ma di avere ceduto al richiamo di uno spirito affine. Se non ti dò un volto, tu per me non sarai una donna, ma un'entità. Sarà stato come baciare un'idea, un'anima. Come se al tuo posto ci fosse potuto essere chiunque... un amico, un parente. E, forse... non avrò tradito la persona che amo. Sì, forse sarà così, se potrò dire a me stesso di non aver ceduto a un'attrazione fisica, e lo posso dire, perché non ti ho ancora vista...

Percepii il suo sbigottimento ed il suo silenzio.

- Scusami - ripresi in tono sicuramente molto meno drammatico - per queste cose che ti dico e che magari per te sono senza senso... magari tu sei qui solo perché hai visto un ragazzo che ti piaceva, ed hai provato pena per la malattia di lui. Ma quello che ho detto è quello che penso, lo giuro.

- Non preoccuparti di parlare con la caposala, le chiederò di fare un'altra corsia... guarisci presto - fu tutto quello che disse in risposta.

Percepii il suo corpo staccarsi da me, e sentii armeggiare attorno al mio braccio, poi il lieve dolore della cannula che veniva rimessa al suo posto.
Poi se ne andò con lo stesso silenzio col quale mi aveva sorpreso alle spalle.

Dopo pochi secondi, riaprii gli occhi e mi stesi a letto.




05 novembre 2010

La festa a tema dantesco in quel di una villa di campagna che la diritta via era smarrita


Canto I - Nel mezzo del cammin di nostra vita
La Marty arriva e dice che certi tizi che conosce lei stanno organizzando una festa in una villa di campagna fuori Sansepolcro. A parte il fatto che per definire "campagna" quella spianata di campi dopo Santa Fiora ce ne vuole di fantasia, a me questa cosa puzza lontano un miglio di stupida americanta da college movie. Esprimo alla parente stretta le mie perplessità e mi viene confermato che sì, è una stupida americanata da college movie. Però, attenzione, sul tema della Divina Commedia - infatti, questo mi torna in mente un istante prima di pigiare "pubblica post", il nome della festa era "Divina Notte", wow che fantasia efferverscente, già prevedo faville.

Canto II - Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore
Poco convinto, accetto di partecipare alla cosa, fuorviato dai seguenti elementi:
- ci saranno anche la Manu, il Lory, il Cava e il Lepo
- la quota di partecipazione è di soli 10 euro e dà accesso a bevute illimitate
- sarà consentito sfasciare la casa
anche se credo di essermi inventato una di queste tre cose per autoconvincermi.

Canto III - Chi è costui che sanza morte va per lo regno de la morta gente?
Così, espletata la formalità delle cena in famiglia, partiamo alla volta della fantomatica residenza periferica, che ovviamente, complice anche una nebbia densa come il mestruo di uno scimpanzè femmina adulto*, non si lascia trovare poi tanto facilmente. Chiediamo indicazioni alla gente che incontriamo in giro (una vecchia coll'Alzaimher, una gallina ed uno zombie), ma ci perdiamo solo ancora di più nella fitta bruma (che sarebbe la nebbia, per chi è capra). Alla fine, solo grazie all'intervento-bonus del Cava che conosceva già il posto, giungiamo a destinazone.

*non vi interessa sapere come lo so, no?

Canto IV - Caron dimonio, con occhi di bragia, loro accennando, tutte le raccoglie
Attraversata non senza perigli la distesta nebbiata che divide il luogo del nostro posteggio dalla villa, ci troviamo di fronte ad una sorta di usciere, però con l'apparenza di un teenager ubriaco, che tecnicamente dovrebbe ritirare l'invito costato dieci sudatissimi euri, in realtà fa entrare tutti e quindi vaffanculo cazzo, potevo scroccare ed invece ho pagato. E lo striscione scritto con la bomboletta spray ed appeso nel cortile interno della villa e che reca la scritta "Divina Notte", be', non migliora il mio cupo umore.

Canto V - Non ragioniam di lor, ma guarda e passa
Appena entrati, il livello adolescenziale della festa mi si palesa davanti in tutta la sua cruda costosità inutile di dieci euro. Branchi di ragazzetti allupati sbavano inconcludenti dietro le gonne non così lunghe di altrettante coetanee impegnate in atteggiamenti lascivi, ammicanti al lesbo ed in definitiva per nulla convincenti. Decidiamo seduta stante di scegliere una delle tre porte che ci troviamo davanti, in una sorte di gioco delle tre carte nel quale, proprio come nel gioco delle tre carte, non esiste la possibilità di vincere.

Canto VI - Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate
Prendiamo la porta a destra, e ci troviamo in una sala con musica vagamente anni '70-'80. Mi viene spiegato che questo è l'Inferno, mentre dietro le altre due porte ci sono sale con divesi generi musicali, che sarebbero il Purgatorio ed il Paradiso (ossia, quelle parti della Divina Commedia di cui nessuno conosce le citazioni). Rincuorato da questa bella notizia, chiedo di conoscere immantinente l'ubicazione del bar, poiché ho già capito che c'è poco da puntare sulla musica e tutto il divertimento va demandato all'alcol.

Canto VII - Voler ciò udire è bassa voglia
Mi spiegano dove recarmi, purtroppo lungo il tragitto devo affrontare obbligatoriamente il Paradiso, dove mettono musica che non conosco. Il deejay di questa sala è il padrone di casa, mi dice mia sorella. Ignoro l'informazione come giusto e proseguo nella mia spasmodica lotta contro i corpi delle anime prave ammassate in attesa della beatitudine, con l'unico scopo di giungere all'agognato bar.

Canto VIII - Amor ch'a nulla amato amar perdona
Purtroppo, a metà della strada verso l'anestetico alcolico, mi imbatto in una porticina sulla sinistra. Caccio un occhio dentro, e vedo che c'è una sala allestita con divanetti, cuscini, luci soffuse ed altri ammennicoli da bordello di Marrakesh*. Capisco che quella avrebbe dovuto essere, nell'intenzione degli organizzatori, la zona-trombata, o quantomeno la zona-ti_tasto_per_bene_prima_della_trombata, ma dentro ci sono solo due pischellette poco ubriache che ciarlano del nulla cosmico. Proseguo con la morte nel cuore.

*andateci

Canto IX - Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare
Arrivo finalmente all'agognato spazio-bevute, e subito si palesa l'orrore: un folla di storpi esseri umani rumorosi e claudicanti si frappone tra me a la birra. A fatica lotto per raggiungere le prime posizioni ed ottenere così il paventato beveraggio illimitato, ma ecco, quando finalmente giungo al cospetto delle bariste, mi si dice che posso avere al massimo due birre. Stupito, chiedo lumi, e mi si spiega che così è stato deciso dagli organizzatori, per evitare di trovarsi a corto di roba da bere: se voglio altri liquidi, devo rifare la fila. Piuttosto singolare, tutto ciò, per una festa con "bevute illimitate", ma mi adeguo alle severe regole, riuscendo comunque a sgraffignare una birra in più che passo dietro (Al Cava? Al Lory? Boh.)

Canto X - La bocca sollevò dal fiero pasto
Passiamo nell'ultima stanza, quella dul purgatorio, dove mettono una sorta di musica ambient o cazzate di questo genere, e dove trovo un conoscente che non è pezzente intento a provarci con una tizia che a quanto pare mi conosce (io ovviamente non so chi cazzo sia). Comincia a ciarlare girando intorno alla questione ovvia: vuole un po' della mia sudata birra, ma non vuole chiedermela. In uno slancio di generosità verso il mio amico gliela offro, perdendone il possesso per sempre. Puttana. (Spero almeno che gliel'abbia data)

Canto XI - Più che 'l dolor, poté 'l digiuno
Ad un certo punto, la svolta: arriva il Lepo dicendo che ha scovato, incassata in una parete vicino al camino nella stanza del "bar", una credenza che potrebbe contenere liquori. Subito forziamo, col favore del casino generale, la cassaforte presuntamente alcolica, e veniamo premiati. Oddio, premiati. C'è dentro una bottiglia di improbabile spumante calda, ed una roba che identifico in Martini Rosso di epoche altre. Ma c'è poco da fare gli schizzinosi, questo piccolo tesoro è la mia unica possibiità di tornare a casa non sobrio, ergo scoliamo tutto in religioso silenzio.

Canto XII - Io venni men così com'io morisse, e caddi come corpo morto cade
Verso le due, il sonno comincia a prendere il sopravvento, così mi abbandono alla lusinghe di un divanetto per concedermi il meritato riposo. Vengo risvegliato non so da chi, e mi ritrovo di nuovo nella sala Inferno a ballare roba tipo Maracaibo, o canzone carnevalesca equipollente. Decido che è ora di uscire a riveder le stelle.

Canto XIII - Colui che fece per viltade il gran rifiuto
Per la via dell'uscita, alcune anime dannate cercano invano di convicermi a restare un altro po', ma io col passo sicuro di un navigato Virgilio guido fuori da quella follia i miei seguaci. La nostra uscita di scena è così teatrale che meriterebbe di essere illustrata da Gustave Doré.



La valutazione finale della festa espressa in profili classici di Dante: