L'OCSE ci baca il cazzo perché abbiamo pochi laureati rispetto agli altri paesi fichi. L'OCSE, però, deve andare affanculo, perché non vedo dove sia l'utilità di un sistema universitario che sforna quintali di laureati, salvo poi che arriva il cervello in fuga dall'Italia e spezza le reni a tutti. Ok, potremmo discutere sull'evitare queste fughe di questi cervelli, ma non è l'argomento del post. L'argomento del post è parlare a vuoto per abbastanza tempo e poi rimettermi a lavorare.
La fuga dei cervelli
Che le nostre università facciano il coolo a tutti è conclamato. La nostra preparazione generalista, almeno per quanto riguarda il mio campo di studi, ci rende più versatili e pronti a situazioni impreviste di chiunque altro. L'ingegnere italiano non è uno stronzo che sa tutto di un certo settore, è uno che si ingegna ("ingengere", dice nulla?) a risolvere un problema. In de iùèsséi, per dire, mica si laureano in Ingegneria Meccanica, no. Loro diventano "ingegneri ferroviari". Normale che si presenta un italiano che sa fare le divisioni a due cifre, e scoccia gli ossi a quello che sa tutto di bulloneria e saldatura a filo e niente del resto.
O forse, dopo aver frequentato delle università dove c'è al potere gente che semplicemente punta a non farti laureare, poi ti ritrovi avvantaggiato rispetto a cretini imbambagiti cresciuti col sistema anglosassone dove, a patto di pagare la retta di Oxford, la laurea è un diritto. La CEPU istituzionalizzata, insomma, però con più cultura ed edifici in stile gotico.
Che poi, a ben vedere, forse non abbiamo più nemmeno queste università durissime e selettive, o quantomeno questa cosa non è più la regola standard. Cioè, io non sono tanto vecchio, anche se abbastanza vecchio da avere fatto i primi tre-quattro anni col "sistema di una volta", e Cristo, era fottutamente più dura.
Secondo i bimbiminkia diciannovenni che incontro quando torno in facoltà per finire di laurearmi, però, oggi è ancora durissima come una volta. Ok, a costoro e a coloro che la pensano come costoro posso fare la concessione che in alcuni casi si incontrano ancora corsi di laurea progettati per farti mollare, anche se questo dipende solamente dalla città e/o dalla facoltà (intesa come Ingegneria Civile a Perugia VS Scienze Della Puttana Di Tu' Ma' a Canicattì, chiaramente, non certo come Giurisprudenza a Roma VS Giurisprudenza a Firenze, non fate i furbi).
Ma in generale, be', non so come sia andata negli altri atenei, ma nel mio quelli che si sono fatti la riforma del 2000 dal primo anno si sono sorbiti un training che al confronto entrare nei Navy S.E.A.L.S. è roba da checche. Questo perché i docenti, semplicemente, hanno ricondotto 35 esami in 5 anni a 35 esami in 3 anni, spiegando le cose in un terzo del tempo di prima e continuando a chiederti di saperle comunque tutte, quanto e come prima. Poi, visto che la percentuale di suicidi saliva stranamente, hanno aggiustato il tiro.
Una volta, una persona mi ha detto:
Sì, tu ti lamenti, ma sei un giovanotto, ai miei tempi nella mia città era molto più difficile laurearsi perché si faceva lezione nei cinema che mancavano le aule, in segreteria davano notizie parziali e contraddittorie e c'erano 26 esami da dare in 4 anni con libri da sette-ottocento pagine. Ora gli esami sono suddivisi in 3 esoneri e resi blandi al punto che i professori intitolano il loro libro "Ragguagli di..."
Già, ma cosa cazzo mi fregava di fare lezione al Warner Village, se poi l'esame me lo regalavano col 18 politico..? E la segreteria e l'organizzazione burocratica fanno schifo oggi tanto quanto e più di ieri, mi pare.
E soprattutto, con i tuoi 26 esami in 4 anni mi ci pulisco il sedere dopo aver cacato durante la pausa tra la terza e la quarta ora di una lezione del mio corso di laurea da 60 esami in 5 anni (o 35 esami in 3 anni, a seconda di quanto ti piace studiare). Non so di quale facoltà parlasse il tizio, ma cazzo, fosse stata anche Ingegneria Delle Microparticelle Fantascientifiche Applicate al Gran Buco di Culo di Dio, non poteva essere COSI' dura. Non con una media di 6.5 esami all'anno, cazzo. Non li posso sentire 'sti discorsi! C'ho rabbia esistenziale! Di dentro, ce l'ho!
E aggiungo che mi fa incazzare a bestia sentire politici e compagnia lamentarsi del fatto che la nostra università non prepara al lavoro e cazzate varie... La realtà è semplicissima e diversa, ed è la stessa da quando il mio povero nonno è emigrato in Svizzera: il lavoro non c’è, e se c'è fa schifo, e se c'è e non fa schifo è con un contratto Co.Co.Co.Pro.So.No.Mo.Dioilcristo. che scade fra cinque minuti, e per rinnovarlo devi raggiungere il notaio che ti attende al di là di un fosssato pieno di anguille elettriche e squali (elettrici). Squali elettici che hai progettati tu, sei un ingegnere genetico.
Io non penso che si trovino lavori da 900 euro al mese perché l’università ti ha preparato di merda, ma perché qualcun altro ci ha preparato la merda come lavoro.
Un altro mi ha detto:
Per quanto merdoso possa essere il panorama lavorativo, ci sono modi per elevarsi. Ad esempio, fare bene la propria facoltà, studiare davvero. Invece adesso vi parcheggiate all’università fino a trent'anni, per poi lamentarvi che manca il lavoro decente. Incolpate voi stessi.
Bah. Ho un carissimo amico che si è laureato con 106 alla triennale e 110&lode alla specialistica, prendendo 30 praticamente in tutti gli esami, facoltà Ingegneria Civile con specializzazione in Idraulica, e che ha sempre studiato seriamente, difatti è uscito a 26 anni, un anno al CNR... ecco, uno così, se la migliore offerta che trova ad un anno dalla laurea è un lavoro a 150 km da casa a 1.000 euro al mese tutte le spese a suo carico, con chi se la deve prendere? Non amo fare il solito nordista di 'sto cazzo, ma, viste le cose, allora preferisco quei paesi scandinavi nei quali ti "garantiscono" che se ti fai il culo a livello accademico verrai trattato con un minimo di decenza economica.
Anche perché, se mi guardo intorno, vedo che tutti gli ingegneri "arrivati" non sono quelli che hanno studiato tanto, ma quelli che sono stati dei bravi commercianti: clienti, amicizie, parentele, beccare il momento giusto, lavorare bene.
Non svilisco l'apporto personale, ci mancherebbe che dovesse bastare un 110 a garantire il sucesso, però che non si venga a parlare di "impegnarsi nello studio", perché non c'entra una sega.
Ah, se devi prendere la scusa che nella vita saremo sempre scavalcati dai raccomandati, bene, continua pure con la tua filosofia da perdente, vedrai che arriverai lontano.
Tsk. Conosco un sacco di gente che è arrivata lontano senza raccomandazioni e conoscenze, o QUASI senza raccomandazioni e conoscenze, che in Italia è comunque lodevole. Onore ad essi. Non conosco invece nessuno che sia arrivato lontano mostrando in giro il suo 110&lode.
Questo non vuol dire che se esci con 110&lode non sarai nessuno... mica è un demerito. Vuol dire solo che dipenderà da te. DOPO l’università, però, non DURANTE.
E soprattutto: squali elettrici.
Ficata cazzo.