7:00 e suona il cellulare.
Agiti convulsamente la mano destra da steso e con gli occhi rigorosamente chiusi cercando sullo scaffale sopra la tua testa il diabolico marchigegno svedese. Lo prendi, ma non hai forza nelle falangi proprio come non l'avrai per altre tre ore, così ti cade tra le coperte. Lo cerchi convulsamente, sempre senza aprire gli occhi, ed a tentoni lo trovi. Premi a casaccio ottocento tasti dei novecento che compongono la tastiera (tra gli insulti di tua sorella svegliata dall'agghiacciante suoneria) cercando di beccare quello che mette la sveglia tra dieci minuti. Ma becchi senza saperlo quello che la spegne per sempre.
Una volta era più facile, avevamo radiosveglie grosse come un tumore ai polmoni in fase terminale e con un solo unico grosso e fottuto tastone "snooze" da prendere a martellate, ma oggi no, oggi siamo tecnologici, e la sveglia sta dentro il Nokia da cinquemila euro coi tasti grandi quanto una fibra di amianto micronica che se inalata porta a tumori ai polmoni che poi diventeranno grandi ed in fase terminale.
Passa un'eternità e la voce di tua madre ti sveglia dall'oltretomba nel quale sei piombato. Probabilmente è una dolce donna dalla dolce voce (non riesci a ricordarlo, al momento), ma in quell'istante sembra Linda Blair in "L'esorcista".
Adesso sono le 7:46 ed è tardi, sei costretto ad alzarti senza indugio.
Una scoreggia di quelle bellissime che puoi fare solo al mattino ti dà un piccolo incoraggiamento. Cazzo rompi ancora le balle per alzarti, che hai pure fatto lo scoreggione mattutino che ti libera in un sol colpo di metà del mal di vivere che ti senti dentro?! In piedi!
Ti tiri fuori dal piumone regalatoti dalla tua ragazza che sa di coccole e dolcezza e ti ritrovi scaraventato brutalmente in un ambiente lugubre e mal illuminato (la tua mansarda), vestito solo di boxer troppo corti e di una canotta, quando la temperatura casalinga è di quattordici fottutissimi gradi centigradi, perché per Linda Blair "non accendere il riscaldamento" non vuol dire mettere il termostato a diciotto, no, vuol dire metterlo a nove, così attacca solo se in casa entra Sub-Zero e si mette a scoreggiare.
Ti infili i pantaloni di acetato foderati, una qualunque felpa, i calzini in kevlar termico e le ciabatte, e cominci a maledire tutto, dalla tua vita, all'inverno, al dannato sistema capitalistico che ti costringe ad avere un lavoro che ti costringe a non dormire fino alle undici che ti costringe a maledire tutto.
Ti rechi al piano inferiore noncurante di rischiare più volte i crociati sulla scala di legno ripida come quella per l'Inferno (è la stessa scala) e raggiungi la cucina.
Cerchi di accendere il gas, ma il condensatore del piezoelettrico non funziona, allora provi con l'accendino, ma non si accende, riprovi e non si accende, riprovi e ce la fai, ma il sicurgas è rotto ed il fornello si spegne, allora riprovi con l'accendino e non si accende, riprovi e ce la fai, ma si spegne ancora, allora speri di morire, ma non muori, allora riprovi e si accende, dai due cazzotti alla rotella del gas e finalmente hai un fuoco stabile. Metti nel pentolino* un millilitro di latte HUT (che di latte non ha più nemmeno il colore, da quanto l'hanno sterilizzato) e sei galloni di caffé d'orzo, perché Linda alla mattina il caffé vero non lo prepara, non hai ancora capito perché dopo tutti questi anni.
*come si chiama in realtà?
Mentre la micidiale mistura si scalda, passi in bagno, ed appena vedi la tazza capisci che l'ultima cosa ti vuoi a questo mondo è che le tue chiappette tiepide entrino a contatto con quella cazzo di tavoletta gelata come l'amante di un necrofilo. Stringi i denti e fai quello che devi fare, torni in cucina e ritiri dal fuoco la broda surriscaldata a seicento gradi Kelvin, non la zuccheri perché ti farebbe vomitare, ci inzuppi controvoglia e poco due biscotti del discount che finisci di sciogliere in bocca, arandoti il palato per il resto della giornata.
Mentre mangi, la Blair deve assolutamente farti delle domande del tipo "Che hai fatto ieri sera?", "Come sta Laura?", "Qual'è l'integrale generale di sin(x+1)*e[exp](x)*ln(x-1)?". Te le potrebbe fare oggi pomeriggio, ma preferisce fartele ora per vedere se la ami abbastanza come madre, visto che nel tuo codice d'onore c'è l'uccisione di chiunque ti rivolga la parola prima delle nove. Rispondi a tutto con "Sciuì"* e torni in camera.
*"sì" assonnato, NdT
Infili i jeans che saranno sempre fottutamente troppo leggeri per il freddo dannato che farà fuori, tumuli i piedi dentro le Lumberjack, abbottoni per pura fortuna la camicia, ci metti sopra il maglioncino e torni in bagno.
Non appena il rubinetto del lavabo si apre, capisci di esserti sbagliato circa la tavoletta del cesso, perché l'ultima fottuttissima cosa del mondo che tu vorresti è in realtà bagnare la tua faccia con quell'acqua che sgorga direttamente da una montagna in culo al mondo cane con sopra Messner che fa il cazzone. Ma fai quello che devi fare e passi in soggiorno.
Recuperi cellulare, portafogli e mazzone chiavi in stile "San Pietro", prima di uscire ti dai uno sguardo allo specchio, visto che nel frattempo hai recuperato l'uso della vista. Così, rabbrividendo, vedi che hai una testa impresentabile, perché i tuoi capelli sono scapigliati ed unti. Avresti dovuto lavarli la sera prima, ma non ne avevi voglia, cazzone, ed hai rimandato al mattino successivo.
Ti presenti di fronte alla doccia e capisci che davvero, stavolta ne sei certo, l'ultima cosa dello stramaledetto mondo che tu vuoi fare è infilare la tua testa sotto un getto d'acqua. "Fai quello che devi fare".
Alla fine ce l'hai fatta, sei fuori; la Punto ti attende con la sua promessa di angherie quotidiane.
Giri attorno al cofano per aprire manualmente la portiera passeggero, perché la tua ha la chiave spezzata dentro e l'apertura elettronica ha smesso di funzionare dopo un mese dall'acquisto. Torni dal tuo lato ed apri la portiera ammaccata che non farai mai riparare, ti siedi e maledici qualunque familiare che abbia lasciato il sedile e gli specchietti regolati come cazzo faceva comodo a lui, nonché il freno a mano tirato come il collo di un adolescente gay in Iran.
L'interno della Punto è pervaso da mesi in maniera irrimediabile da un tanfo di qualità ed origini sconosciute, che è impossibile mandare via senza farla lavare a pagamento, e che quindi ci rimarrà in eterno.
Giri la chiave ed alla prima si spegne. Riprovi e parte. Passi a metano e si spegne. Mandi affanculo qualcosa e riparti a benzina, salvo passare a metano ad auto lanciata.
Sistemi per la prima volta di una lunga serie il parasole rotto che non sta apposto e che hai riparato alla buona e che non farai mai riparare davvero, e vedi sul cruscotto il burro di cacao, e capisci che sì, cazzo, sì, la cosa che tu più desideri al mondo è metterlo sulle tue labbra aride e arrossate, spalmarcelo all'infinito, oh dolce bacio del burro di cacao morbido e caldo, non vuoi altro che pomicarti quel burro di cacao fino in fondo, gli faresti un pompino, a quel burro di cacao. Ma è finito, e vorresti morire. Ma non muori, e il volante è congelato e ti congela le mani, e il riscaldamento non c'è perché il motore si scalda dopo venti minuti, e la musica fa schifo perché hai dimenticato la penna USB in camera, e dio ti guarda del cielo e se la ride, pensando "Adesso chi è il porco ed il maiale, coglione?"
Dopo aver maledetto causa guida almeno tre vecchietti che non si capisce dove cazzo debbano andare alle otto di mattina, due donne e sette scooter, arrivi al parcheggio, ma non c'è posto perché è tardi, e giri per trovarlo, e quando lo trovi la Punto non ci sta perché una gran puttana ha parcheggiato il SUV di quel rotto in culo cornuto di suo marito sopra le tue strisce, allora ti guardi attorno per vedere se c'è qualcuno, e qualcuno c'è, e allora vaffanculo devi pure soprassedere dall'eccitante idea di farle la fiancata con la chiave a quella mignotta.
Alla fine parcheggi, ma mentre tocchi i freni per l'ultima volta senti quel terrificante rumore, quello sferragliare di acciaio contro ferro, e capisci che si, cazzo, sì, sono finite la pastiglie dei freni, e allora vaffanculissimo, l'ultima volta che le hai cambiate hai sperato che durassero in eterno, e invece le pasticche dei freni dei tuoi grandissimi coglioni sono finite un'altra volta, affanculo all'entropia di merda, e tocca cambiarle, e non è per gli ottanta euro che ti inculeranno per due dischetti di metallo, no, è per la grandissima rottura di cazzo di lasciare il tuo aborto di auto per una mattinata, una intera fottuta mattinata in cui sarai inchiodato, handicappato, fermo, costretto a farti scarrozzare al lavoro ed a casa da familiari e colleghi e stare ai loro fottutissimissimi orari precisi che ti costringeranno ad essere puntuale, tanto che l'ipotesi di rottamare l'intera Punto e farsi un'auto nuova è preferibile, pur di non dover cambiar le dannate pasticche dei freni di 'sta cazzo di minchia!
(è per gli ottanta euro)
Scendi dalla Punto ed il paesaggio attorno a te è surreale, è un Tartaro da mitologia greca. Non è Gennaio come dice il calendario, col cazzo, è due Novembri assieme. Ovunque morte e desolazione, cielo grigio, aria piovigginosa. Vivere in uno scenario postatomico a là Fallout diventa un'ipotesi allettante.
Prendi la scala mobile e non va, e vorresti morire e/o licenziarti per tornare a letto. Prendi la scala fissa e va, ma in cima ti attende un gruppo di ragazzetti emo che sta ciarlando e scartando merendine: il suono del cellophane accartocciato, a quest'ora, è come una sega a nastro sdentata che ti trapassa il cervello da un orecchio all'altro.
Arrivi ai giardini e devi attraversare gli alberi spogli con la neve che si scioglie e gocciola giù. Ti affidi alla sorte e ti butti, ed a metà percorso un goccia grande come uno spruzzo coitale di Rocco Siffredi e gelata come il culo di un pinguino senzatetto si infila con balistica precisione tra il tuo parka ed il tuo collo, paralizzandoti la spina dorsale in via permanente.
Sono le 8:21 ed il ritardo è pazzesco. Solo la temperatura di meno trenta Fahrenheit che trapassa i tuoi guanti di cotone di merda del discount come se fossero guanti di cotone di merda del discount ti tiene sveglio fino all'ascensore, e appena la porta della cabina si chiude ti getti accasciato contro la parete come se fossi appena sfuggito per un pelo agli zombie in un film di Romero. La porta si apre, strisci il badge, sali un rampa di scale, apri la porta dell'ufficio, buongiorno Mario.
Sei al lavoro, sei salvo. Fino a domattina.
